lunedì 1 ottobre 2012


CATTOTECA.COM INTERVISTA IL MASTINO
(fonte: papalepapale.com)
Parte 1:
Quelle ex prostitute che sono gli apologeti
La storia vera del cristianesimo inizia con un “fulmineo” convertito, guardacaso suo persecutore un momento prima: san Paolo. E da san Paolo in poi, dai grandi fondatori agli apologeti, di ieri e di oggi, sono loro, gli “ex”, i convertiti, che hanno fatto la Chiesa e la sua storia. Che cos’era Agostino d’Ippona? E Francesco d’Assisi? Ignazio di Loyola? O, ai nostri giorni, i capi dei grandi movimenti, pensiamo a quel Kiko Arguello fondatore del Cammino Neocatecumenale. “Ex” e “convertiti” che hanno fatto la storia cattolica, che sono stati i veri protagonisti degli ultimi 150 anni cattolici: quei laici, scrittori e giornalisti, “ex” qualunque cosa e poi “convertiti”. Pensiamo a Papini, Giuliotti, Bloy, Veuillot, Chesterton, Chateaubriand, Claudel, Julien Green, per citare solo alcuni. Avevano in comune il fatto che si definissero e si ponessero come “belve”, ringhiose assai: cani da guardia dell’ortodossia.
dialoghi di Matteo Disetti con Antonio Margheriti Mastino
(intervista già apparsa, nella prima puntata, un mese fa sul sito Cattoteca.com, e qui riproposta senza nulla mutare)
Antonio Margheriti “Mastino”, direttore del sito di apologetica e approfondimento cattolico “Papale Papale”, (www.papalepapale.com che proprio in questi giorni è in rifacimento, per un rilancio) con un passato come militante e attivista DS, studioso di storia della Chiesa e non solo… e infatti dovrebbe essere – lui giura e spergiura – il massimo esperto di morte di papi vivente, è un convertito. Nel 2004 inizia la “lenta ma bruciante marcia a tappe” della sua conversione. Da oltre un anno gestisce un sito che articolo dopo articolo ha raggiunto quote di visitatori da fare invidia perfino agli organi di stampa commerciali. Per tutte queste ragioni ho deciso di parlagli: a me interessava estorcergli dei giudizi intimi e personali che altrimenti avrebbero rischiato di rimanere nascosti all’umanità. Ovviamente sappia l’interessato che questa intervista verrà usata contro di lui in ogni processo di beatificazione e canonizzazione. Anche perché il tribunale sarà composto dai fantasmi di Martini, Bello, più vari preti antimafia, al  Mastino così invisi…
M.D.
APOSTASIA E (RI)CONVERSIONE
Come è avvenuta la tua conversione?
Forse io stesso ho creato confusione sul mio caso. Di fatto non c’è stata alcuna “conversione”. Semmai una ri-conversione. Sono nato nella Chiesa, sono cresciuto nelle sacrestie: chierichetto e cerimoniere, persino “generale” di un battaglione di 40 chierichetti, sui 17 anni divenni catechista. Fu in quel momento che qualcosa cominciò a non andare.
Il testosterone in subbuglio dell’adolescente?
No, la politica, semmai! Ricordo perfettamente gli insegnamenti deviati che iniettavo ai miei allievi; quel che non ricordo è se fossi in buonafede. Riducevo la religione ad umanitarismo progressista; dipingevo quest’epoca come “primavera della storia” perché epoca finalmente dei “diritti umani”. Ricordo che a lezione leggevo loro libri, per dirne uno, di Primo Levi, tipo Se questo è un uomo. Questo era il “catechismo”…
Che era successo nel frattempo?
Nel frattempo ero entrato nell’Ulivo, ero diventato militante del PPI, attivista, responsabile giovani popolari nella provincia e via di seguito. Era iniziata la mia marcia per nulla trionfale verso sinistra, dalla Dc (quando crollò avevo 13 anni, ma ero un ragazzino precocissimo e me la ricordo benissimo) per precipitare nell’ex PCI, secondo il classico schema gramsciano percui “compito del democristiano è prendere voti a destra, portarli a sinistra e suicidarsi”. Questo avevo fatto. Mi stavo suicidando come cattolico. Il viaggio non era finito. Mi sarei spostato ancora molto oltre, oltre l’ex PCI, e molto oltre il cattolicesimo: sulle posizione liberal-radicali. Ricordo benissimo, ad un certo punto, che mi entrò in grande antipatia uno dei sommi sacerdoti dell’italica sinistra: Giuliano Amato.
Come mai?
Perché aveva detto di essere dubbioso e di essere stato a suo tempo proprio contrario all’aborto, poi, come non bastasse, si era (aveva fatto finta almeno) dichiarato contrario al Gay Pride di Roma nell’anno del Grande Giubileo. Pensa tu che razza di sedicente “cattolico” ero io!
Il classico catto-progressista, insomma.
Sì, con la consapevolezza, ad un certo punto, di voler distruggere la Chiesa predicando ipocritamente di volerla invece “salvare”… “aggiornandola”. Ma il mio cuore non era sincero: la volevo morta!
Appunto: il classico catto-progressista, catto-comunista, vedi tu il termine…
…Figlio di puttana, mi verrebbe come “termine”!
Se lo dici tu…
Seh! Tutta questa discesa agli inferi spiegava il mio “catechismo” di allora. Così come quel cattolicesimo tutto fatto di “secondo me” e di “rotture”, che va sotto il nome di “progressismo”: altro non è che l’anticamera dell’agnosticismo, dell’ateismo di poi. Si comincia col rinnegare una Chiesa, si finisce poi col rinnegare tutto il resto, Dio compreso.
Vedi infatti che d’improvviso scopersi d’aver perduto del tutto la fede: ero ateo. E solo. Dentro.
Quali furono le conseguenze pratiche nella tua vita?
Anche dentro la metropoli, ero nella solitudine più affollata, circondato da gente la più lontana dal cristianesimo, e perciò solo: fu l’epoca dell’ossessione del sesso, compulsivo, bulimico, in ogni dove, con chiunque, di una fame febbrile e nevrotica di vita artificiale, notturna… e su tutto il resto fia laudabile tacerci, sia mai qualcosa non è ancora caduta in prescrizione. Fu l’epoca dello svuotamento, della furia antiberlusconiana, dell’odio demolitore travestito da “amore costruttivo” per la Chiesa, della dura militanza a sinistra, persino di una collaborazione a L’Espresso. Ricordo che nei momenti d’ira mi capitava spesso di bestemmiare Dio direttamente. Anche se…
Anche se…?
Anche se… un certo timore reverenziale, almeno quello, lo avevo passando davanti i tabernacoli.
Andavi in chiesa allora?
Sì, per turismo artistico. Però quello era il segno di una fioca luce che in fondo all’anima ancora ardeva. Presto sarebbe stato tutto buio. Ma all’improvviso quella lucerna in fondo al cuore, fumigante e prossima a spegnersi, invece divampò. Quasi. Prima in modo lieve, inoffensivo, gentile: davanti al corpo di san Bernardino da Siena, nella chiesa francescana nel centro dell’Aquila, oggi semidistrutta dal terremoto, un capodanno…
San Bernardino da Siena, il celebre e tremendo predicatore popolare del Medioevo… un po’ vi assomigliate, nello stile oratorio, almeno…
Ma magari! Tu bestemmi… comunque, sì, caratterialmente forse: più che un gran apologeta era un gran  moralista il Bernardino. Soprattutto un sanguigno divulgatore delle cose più alte, talora di esplosiva e ruvida comicità. Ne sono devoto, è il mio prediletto… Vabbè! Torniamo a noi… dicevo?
La tua fede s’illumina prima in modo lieve, poi?
Ah sì. Poi divampò in modo bruciante, violento, da far girare la testa. Fu l’incontro con Messori e Ratzinger insieme, nel libro famoso Rapporto sulla fede.Tutto il mio mondo, morale, religioso, politico e intellettuale fu stravolto. Era il 2004. Ma non smisi di votare a sinistra (e di essere antiberlusconiano, attutii solo il mio attivismo). Era iniziato un percorso. La prima tappa: conversione ecclesiologica. La seconda tappa fu ancora in quel 2004: conversione liturgica. [qui forse il Mastino si confonde: quella messa dovrebbe risalire a un anno prima. NdR].
“Liturgica” in che senso?
Per caso passando da Santa Maria Maggiore, incappai nella messa in rito antico – della quale nulla sapevo se non… che era in latino – celebrata dal cardinale Castrillon Hoyos: quella messa che per caso e per la prima volta vedevo, la messa antica, mi bruciò il cuore. A me, ragazzo di sinistra, radicale, quasi ancora ateo, ancora non innamorato della Chiesa. Rimasi incantato. Avvertii potente il mistero che irrompeva: non avevo mai visto, sentito, immaginato mai nulla di simile. Eppure… ne avevo servite di messe come cerimoniere!… Era ancora una conversione della testa. Ci saranno altre tappe, lungo gli anni, di conversione dottrinale, morale e politica. Ma siamo ancora e sempre nell’ambito della conversione di testa.
Poi si arriva al momento mistico: la conversione del cuore.
Eh! Lì è dura. Lì molto è compito non tuo ma della grazia. Per la parte che mi spetta, ci sto lavorando tuttora, se è vero come è vero che non sono affatto un cattolico esemplare, e ogni volta mi vergogno di presentarmi davanti al Santissimo: perché lui sa e io so, che le mie prediche non corrispondono al mio razzolare (parliamo però di peccati individuali, privati, non contro la Chiesa). E sa lui e so io che cerco pure di non farmene accorgere da tutti gli altri. L’ultima tappa del cammino di conversione è la santità. Ma qui puoi capire che è un cammino di “perfezionamento” che su questa terra non finisce mai: un continuo convertirsi e riconvertirsi gli uni gli altri, e dentro, fra un dubbio e l’altro.
Morale della favola?
Non è vero che sono il classico convertito che mette per la prima volta piede nella Chiesa: nella Chiesa c’ero sempre stato. Cresciuto in mezzo a suore, preti, vescovi, monaci, bizzoche. E senza accorgermene (?) me ne ero allontanato pur standoci dentro formalmente. E dopo essermene accorto, ufficialmente ci restai da ipocrita: per farle male da dentro. Fino poi alla rottura anche formale e ufficiale. Sapevo (credevo, almeno) cosa lasciavo andandomene. E avevo tutta la pericolosità di quei progressisti che rompono con la Chiesa ma che della Chiesa tutto conoscono: sanno dove è più debole, dove i suoi equilibri sono più delicati, dove è nascosta la pietra angolare: e lì battono duro. Un ateo militante da sempre è più onesto, ma anche meno pericoloso, la sua ingenuità arruffona lo rende inoffensivo per il credente e per una Chiesa che non conosce e dunque non sa in quali suoi centri nevralgici infilare il chiodo. Io lo sapevo, perciò ero pericoloso, e i miei articoli del tempo lo dimostrano. Del resto, diceva Gomez Davila: “Ciò che si pensa contro la Chiesa è privo di interesse, se non lo si pensa da dentro la Chiesa”. È io da lì dentro venivo e avevo maturato il mio pensiero… per niente stupendo.
L’inquinamento della fede e la sua perdita. Cosa è stato, dunque?
La politica. La politica è stata: piegavo e abbassavo il mondo e la Chiesa, per innalzare la politica, quel cattolicesimo democratico che si invaghiva dell’ex comunismo e poi della sua “degenerazione borghese”: l’agenda liberal-radicale. Per giustificare quei “compagni” ero pronto a tutto, sino a diventare io stesso “compagno” e più compagno dei compagni stessi. Compagni che ad un certo punto – con lo scetticismo dei comunisti che si vedono arrivare quei cattolici sfranti che si infervorano della loro causa più di loro stessi – scuotevano la testa e dicevano “calma”, “non esagerare”, dopotutto “sei un cattolico”, “non conviene andare così duro contro la Chiesa”. Succede che proprio i comunisti invochino un minimo di serietà e se non coerenza almeno decenza da questi (di fatto) ex cattolici: che mostrano tutto quel tipico clericale zelo entusiasta e a scoppio ritardato per cause che, essendo anacronistiche, gli scafati comunisti, senza più illusioni, s’apprestano ad abbandonare.
L’UNICA CHIESA MISSIONARIA
Il Mastino di papalepapale
Da ex cattolico arrivi al paradosso di diventare ex-ex cattolico e dunque ex cattocomunista. Da ridere, se non fosse un miracolo! Dicono che gli “ex” siano i più agguerriti…
Sì, e si portano dietro anche le acidità, le asprezze, non di rado i rancori e le smanie di rivalsa di tutti gli ex… coniugi compresi. Ma si capisce: perché hanno visto l’errore da vicino, con i loro occhi, l’hanno toccato, sperimentato. Sanno da dove viene e dove porta; ne conoscono la disperazione, e tutte le sue seduzioni e inganni, sanno che dopo i fuochi d’artificio si ripiomba in quello che l’ha preceduti: silenzio e buio, un deserto nella notte, il nihil, e la festa è finita. Perciò difficilmente un convertito ricadrà nel suo errore: lo conosce troppo bene, nessuno lo può incantare. Non servono a niente più, non con lui, i “fuochi d’artificio”. È una causa persa in partenza per i nemici della Chiesa, suoi ex colleghi di ventura: ai quali non resta, in genere, che liquidarlo come matto, eccentrico i più benigni; destabilizzante prima che ripugnante ai loro occhi.
Prendi te… e il tuo furor devastante contro comunisti e soprattutto catto-liberal-comunisti… Cioè contro il Te Medesimo appena trascorso: cerchi di uccidere il Mastino Rosso che fu, non gli perdoni nulla.
Quando la sinistra politica o i cattocomunisti, i progressisti in religione, ci propinano le loro ricette “salva-vita”, indistintamente per la “società” e per la “Chiesa”, a me non mi fanno fesso, perché io prima di loro proponevo quelle cose, e le proponevo consapevole di millantare che fossero “per il bene della Chiesa”: ma nello scrigno del mio cuore, in realtà, sapevo benissimo di dare un’esca avvelenata a quei boccaloni di cattolici che avessero voluto cascarci, di poi con le loro stesse mani collaborando alla decostruzione del Santo Edificio. L’uomo di sinistra, il cattocomunista odia la Chiesa, ne desidera la distruzione, la riduzione a una religione civile, e infine la sua dissoluzione nella società civile, com’è successo coi protestanti europei e storici: un odio (e un disegno) che non osa dire il suo vero nome. Che si traveste di struggente e tremulo e ansiogeno “amore”. Come diceva Shakespeare: “Nei processi, quale causa disonesta e corrotta che, sostenuta da una voce graziosa, non maschera il volto del male? Nella religione, quale colpa tanto maledetta che una fronte grave non la benedica e approvi usando un testo sacro, con una bella frase celando l’ignominia? Non c’è vizio elementare che non assuma qualche segno di virtù sulle sue parti esterne”.
Gli “ex”, dici. Qual è stato il loro ruolo nel cattolicesimo?
La Chiesa, missionaria per natura, è fatta per gli ex: vive di convertiti. Si moltiplica grazie ad essi. Che sono il suo grande tesoro. L’unica chiesa missionaria, l’unica! Quando ci penso mi commuove ‘sta cosa…
L’unica? Pure le altre convertono… altrimenti che chiese sarebbero?!
E no, e no!, caro mio. Convertire significa accettare un’adesione spontanea, dopo che ti sei andato a cercare una persona e hai spiegato tutto della tua fede, le hai reso ragione delle tua speranza. È persuadere, fare in modo che l’uomo conosca il tuo Dio, lasciandolo liberamente innamorare dell’Unico.
La musulmana, invece, non prevede questa “missionarietà” o addirittura “rendere ragione”: Allah non si spiega, è assurdo farlo, Esso è “un’evidenza in cielo come il sole”, solo un pazzo, a sentire l’islamico, può non credergli: possiamo noi non credere all’esistenza del sole se lo vediamo lassù? Perciò l’islamico, in nome di Allah, non deve convertire, ma piegare, dominare, schiacciare, se è il caso, “l’infedele”: vedi infatti che ad oggi non esistono una vera teologia ed esegesi islamica, tanto più che il Corano è intraducibile in lingue diverse dall’arabo antico, va preso alla lettera, anche perché la sua copia originale sta in cielo e non è mai scesa: del resto l’islam è un’espressione geografica, chiunque è l’islam, ognuno è un islam a sé, ogni imam lo è: non è una chiesa.
L’islam “non è una chiesa”, dici, e ci suona nuova. Ma le ortodosse e le protestanti lo sono. E mò come la metti?
Le chiese ortodosse e protestanti poi, legate alle rispettive corone, ai poteri costituiti, religioni di stato, sono anche religione nazionali: non hanno interesse a svolgere fuor di patria attività di proselitismo. Solo spinti dalla necessità e dalla concorrenza cattolica, i protestanti si decisero a metà ’800 a fare un po’ di “missione”, ma solo nelle terre dei rispettivi imperi coloniali. E senza assimilare gli indigeni nel proprio clero, diversamente da come facevano i cattolici, universali per antonomasia: erano razzisti quanto i loro padroni in parlamento e sui troni, i protestanti.
Il buddismo lo vogliamo salvare?
Se l’islam non è una chiesa, il buddismo non è manco una religione, è una filosofia, se non un “autoerotismo” – come ebbe a dire il cardinale Ratzinger – che privo com’è di reali aspetti soprannaturali e di redenzione, non è interessato, fisiologicamente, alla missione.
Così come l’animismo è legato strettissimamente a territori, caste, situazioni circoscritte e tribali, alle tradizioni autoctone e così via.
L’ebraismo poi, non ne parliamo: guarda con orrore il proselitismo missionario, che è la negazione del giudaismo: legato com’è alle questioni di solo sangue e, oggi, tipicamente di elite culturale ed economica: si è ebrei per il sangue e per il censo, non per il cuore. Infatti, se c’è qualche simpatizzante dell’ebraismo che non ha sangue giudeo, lo confinato in un cortile apposito di “gentili”, separato dai “veri ebrei”. E così via…
Beh, i protestanti americani sembrano agire diversamente: sono più missionari dei cattolici.
Solo il cosiddetto “protestantesimo impazzito” americano, che è una mezza milionata di sette, è interessato al proselitismo, ed è molto aggressivo: ma lì non si tratta manco più di chiesa e di religione, è un business come un altro: è questione di soldi non di fede, non si cercano fedeli ma clienti (e grossi finanziamenti pubblici riconosciuti a ogni realtà religiosa, anche composta da poche centinaia di persone). Non è un caso adoperino le tecniche e la logica persuasive della pubblicità e della televisione commerciale. Non è neppure un caso che per vendere un aspirapolvere si usino negli Usa le stesse tecniche, prediche, scenografie, copioni, predicatori che vendono “spiritualità” a pagamento: si cambia solo la parola “Dio” contro “l’anticristo”, con quella di “aspirapolvere”… contro quegli altri “anticristi” invisibili degli “acari” immaginari, pronti a scatenare “l’apocalissi” nei nostri letti, bambini, case, cessi. Vendono un prodotto, comunque si chiami, dio o aspirapolvere: purché paghino. Sono commercianti non apostoli!
QUELLE EX PROSTITUTE CHE SONO GLI APOLOGETI
Kiko Arguello e Benedetto XVI
Abbiamo divagato parecchio: abbiamo lasciato in sospeso la domanda su quale è stato il ruolo dei “convertiti” o degli “ex” nella storia cattolica.
La storia vera del cristianesimo inizia con un “fulmineo” convertito, guardacaso suo persecutore un momento prima: san Paolo. E da san Paolo in poi, dai grandi fondatori agli apologeti, di ieri e di oggi, sono loro, gli “ex”, i convertiti, che hanno fatto la Chiesa e la sua storia. Che cos’era Agostino d’Ippona? E Francesco d’Assisi? Ignazio di Loyola? O, ai nostri giorni, i capi dei grandi movimenti, pensiamo a quel Kiko Arguello fondatore del Cammino Neocatecumenale…
Kiko, la bestia nera dei “tradizionalisti”. Ti piace?
Bestia nera dei farisei! Sì, mi piace la sua opera: sugli uomini, è Cristo stesso che ci ammonisce a non confidare, a non chiamare alcuno “maestro perché uno solo è il Maestro”: Gesù. Ma sto con Kiko, con tutti i suoi limiti e la sua generosità, sto dalla parte dei neocatecumenali: perché, al fondo, sono dei neofiti pure essi, degli “ex”, che stanno dalla parte di Cristo e del Papa, suo vicario. Sempre!, non quando gli fa comodo come certo farisaico arcipelago tradizionalista (o almeno quello vicino alla setta lefebvriana).
Ehhh adesso stai dando addosso ai tradizionalisti per entusiasmarti per i neocatecumenali: rischi di diventare un ex-ex-ex… e anche parecchio ingeneroso.
Non me ne frega niente e in ogni caso non è vero, sono cattolico e il cattolicesimo vuole tutto e c’è spazio per tutto, fermo restando i fondamentali comuni: per il tradizionalista, il carismatico, il neocatecumenale. Ma sto con Kiko…
Aridaje… ma te vuoi arrivare alle mani coi tradizionalisti…
Arriverei anche alle manette, se questo è dovere di giustizia. Sto con Kiko e i suoi amici in Cristo. Sono un popolo di santi. Per questo sono così scomodi, indigesti, disprezzati, incomprensibili a certo establishment cattolico anche ortodosso: anche loro sono dei convertiti, e dei convertiti si portano il fuoco sacro e profano insieme, le sbavature non di rado. Il disprezzo che suscitano in molti cattolici non dico “adulti” (ché quelli non sono manco più cattolici… adult…erati come sono, sono solo tossine maledette nel corpo santo della Chiesa, tossine da espellere per la salute del “corpo”) ma almeno perbenisti e “moderati”, imborghesiti sazi e indifferenti, è comprensibile, per i motivi succitati. Aaahh che liberazione: mi sono sfogato finalmente!!
Ci sono laici “normali”, dei civili diversi da Kiko, senza movimenti dietro, che, “ex” e “convertiti” hanno fatto la storia cattolica?
Caspita! Sono stati i veri protagonisti degli ultimi 150 anni cattolici! Quei laici, scrittori e giornalisti, “ex” qualunque cosa e poi “convertiti”. Pensiamo a Papini, Giuliotti, Bloy, Veuillot, Chesterton, Chateaubriand, Claudel, Julien Green, per citare solo alcuni.
Avevano in comune il fatto che si definissero e si ponessero – con la loro penna cruenta ma al fondo pura, talvolta esagerando ma sempre per eccesso e non per difetto di zelo, ma tuttavia efficacissima e che lasciava cicatrici sulla pelle – si definissero e ponessero, dicevo, come “belve”, ringhiose assai: cani da guardia dell’ortodossia.
Mastini…
Naturaliter! Contro l’errore e l’orgoglio che porta con sé l’errante. Mai però fecero i farisei nel tempio contro qualcuno che versasse in stato di peccato individuale ma che tuttavia mai si sognò di fare teologia della sua colpa; per il “pubblicano” che consapevole delle sue colpe stava in ginocchio nello stesso tempio del fariseo, si batteva il petto e non osava alzare gli occhi al cielo perché si vergognava delle sue debolezze, dinanzi a Dio. Ecco, questa loro durezza bestiale sul principio e sull’orgoglio infernale di chi vuol fare del suo peccato principio, s’accompagnava sempre alla misericordia e alla delicatezza verso i singoli peccatori che riconoscevano il loro peccato per quel che era. Sta in questa loro amicizia per il “pubblicano” di tutti i tempi, la loro grandezza. Sta nel riconoscersi essi stessi “pubblicani nel tempio”.
Louis Veuillot, il grande apologeta e defensor fidei dell’800
Parlaci di qualcuno di questi “mastini”… del cattolicesimo, di questi convertiti “belve”…
Di uno di questi “mastini”, il più virulento e appassionato di essi, il più onesto anche, che assunse, odiato e amato, fama internazionale nel periodo peggiore del cattolicesimo, a fine ’800, ergendosi in sua difesa (e su di lui poi cadde, anche da parte cattolica, la congiura del silenzio), Louis Veuillot, dirà un altro grande cattolico, lo scrittore e suo amico Ernest Hello: “Per il peccatore non ebbe che indulgenza. Per il dottore del peccato, fu terribile. Era pieno di misericordia e di solidarietà per la debolezza umana che cede al male. Ma si indignava per la perversità di chi non solo fa il male ma lo glorifica. La pratica del vizio lo trovava pronto a scusare e a perdonare. Ma l’apologia del vizio gabellato per virtù lo rendeva furibondo”. Non a caso, nota Messori, questo Veuillot, scambiato per implacabile moralista ebbe invece per amici speciali implacabili peccatori. E ai tanti farisei cattolici in piedi nel tempio che pregavano Dio dicendo “ti ringrazio di non essere come loro e di essere perfetto”, il mastino Veuillot replicava: “Pentirsi è un dono di Dio. A me basta che, pur peccando, riconoscano che questo non è bene, che non sono innocenti. Quando il peccatore, pur impenitente, non cerca di scusarsi, come è grande e saggio! Per me, è già sulla via della salvezza”.
Di più vicini ai nostri giorni?
Magari in tono meno “cagneso”… “mastiniano”, meno da “belva” insomma rispetto ai predecessori, pensiamo a “convertiti” ed “ex” che si sono trasformati in formidabili apologeti: Messori (il co-autore terreno della mia conversione e poi responsabile della mia smania di fare apologetica, prendendolo ad esempio), Frossard, Muggeridge…
Quei laici e atei convertiti di un secolo fa che si fecero apologeti formidabili e quelli di oggi, cosa hanno ancora in comune?
Hanno in comune un’altra cosa: quando la Chiesa è rimasta sola, attaccata e perseguitata dall’esterno e soprattutto dall’interno, quando tutti, anche i più insospettabili che si erano beccata la febbre di qualche moda ideologica, la davano per sconfitta, anacronistica, spacciata e magari morta e sepolta, sono rimasti i soli, sulla barca senz’olio e controvento di Pietro nella tempesta, a battersi a petto nudo contro tutto e tutti per l’onore della Chiesa, del papa, per la fede e la sua ragionevolezza. E alla fine, la storia (la Provvidenza, ossia) gli ha dato ragione. Sono loro che hanno mantenuto laicamente accesa la piccola fiaccola ormai fumigante, che hanno raccolto i cocci di tutto quanto era stato mandato in frantumi… e piano piano li hanno rincollati…
Perché allora questi qui, tanto utili, danno così fastidio all’interno della Chiesa? Perché sono stati perseguitati in vita e poi, morti, su di loro è caduta la congiura del silenzio?
Nemo propheta in patria! La radicalità dà fastidio perché è destabilizzante, divelle la tua poltrona prenotata comoda comoda in prima fila in Chiesa, svilisce il tuo cattolicesimo imborghesito e senza più avventura e scommessa, prima che degeneri in fariseismo. E quando lo diventa, il “convertito” sta lì proprio a fartelo notare, a gridarlo se necessario, davanti a tutti, e chiama pure Dio a testimone. E questo fa saltare i nervi. Il convertito è quell’eterno bambino che, contro la menzogna ipocrita e il quieto vivere dei più, punta in alto il dito e grida meravigliato “il re è nudo!”: e niente alla gente dà più fastidio di chi nota l’evidenza, di chi non nega la realtà, di chi non cede alla semantofobia rinunciando alle parole che evocano fantasmi proprio perché sono quelle giuste, di chi dice la verità oggettiva così com’è. Può dar fastidio a certo cattolicesimo clericale e borghese, magari buonista e “adulto” il tratto ispido e il parlare apertis verbis di questi soggetti. Epperò è Cristo stesso, quel Cristo che sposta sempre gli ostacoli e ti fa nomade, che in Giovanni dice “a voi mediocri, a voi né carne né pesce, né caldi né freddi, a voi dico: vi vomiterò dalla mia bocca”, e soprattutto “il vostro parlare sia sì-sì no-no, il di più viene dal demonio”.
Sembrano la sola Chiesa militante, a sentire te, questi “ex”… che si sono fatti “cattolici belve”. Ma non ti stai autocostruendo se non un monumento l’immunità con licenza d’uccidere?
Io non conto un cazzo, parlo degli altri. Ma poi da dove sono venuti i grandi nemici della Chiesa? Dal suo interno, da chi nella Chiesa c’era stato sempre: Ario era un presbitero e teologo berbero, Lutero era un monaco agostiniano, quell’ipocrita infido e agnostico di Erasmo da Rotterdam molti lo ignorano che era un prete agostiniano, Voltaire era un allievo dei gesuiti (infallibili nello sfornare i peggiori nemici del cattolicesimo, sino a diventarlo, infine, da se medesimi), Stalin un seminarista ortodosso…
E nel post-Concilio…
… ecco, lì pure: chi ha devastato la Chiesa e poi magari abiurato tacitamente o rumorosamente il cattolicesimo? I Dossetti, i Kung, i Suenens, i Balducci, i Franzoni, Schillembeeckxy, Congar, Ranher, Alfrink e via proseguendo: in comune hanno una cosa: sono sempre stati cattolici, erano tutti preti e frati. Le punte di diamante della chiesa docente e delle gerarchie ecclesiali. E mentre questi dalle loro cattedre lussuose demolivano il Santo Edificio, dalla Spagna un giovane “convertito”, un laico senza né cattedre né pulpiti, a mani nude, il succitato Kiko Arguello, concentrato sull’Essenziale, ricostruiva il Tempio partendo dalle bidonvilles di Madrid.
Ancora Kiko: ancora una volta laici “convertiti”… proprio non ti vanno giù i preti.
E che ci posso fare: sono anticlericale, perché sono realista… Il clericalismo, è il primo passo verso la morte dell’apostolato.
I convertiti, queste ex prostitute redente misteriosamente, senza ragione apparente a volte, quasi, diresti, per “caso”. Pensaci…
Ci penso, se ti fa piacere…
Questi qui, molto spesso, irrompono nel Tempio, difficilmente docili bussano sull’uscio in attesa che qualcuno apra: è come quando vinci i mondiali di calcio… devi urlare la tua gioia, manifestarla a tutti, fare casino, prenderti soddisfazione sugli sconfitti. Sono scomodi perché irritanti: strepitano, gioiscono, perché per loro il cattolicesimo è una scoperta ogni giorno, e hanno tanta voglia di mettersi in “gioco”, di provarlo radicalmente. Molto più di chi cattolico è sempre stato e magari guarda con struggimento quella mondanità che il “convertito”, l’”ex” si è lasciato disilluso alle spalle, e sono smaniosi di scappare alla prima occasione (e se ci restano, lo fanno solo per la forza dell’inerzia o per pigrizia o perché mancò l’occasione più che il coraggio). Insomma, danno fastidio, rompono le palle.
Anche perché creano pure guai e incidenti.
Incidenti diplomatici, sì. Guardàti, dunque, da chi già stava “dentro” – assuefatto allo “scandalo” del cristianesimo sino alla sua banalizzazione – con diffidenza se non con disprezzo, sospettati di “fanatismo” ed “esaltazione”, non di rado sono perseguitati, messi in quarantena, castigati. In genere, a correre in loro difesa e salvarli, ieri come oggi, sono stati proprio i papi in persona… anche perché il loro rapporto di affetto e devozione verso il Vicario di Cristo è immenso, quasi ingenuo, con un che di infantile. Il papa, paternamente capisce, apprezza, prima gli dà qualche buffetto sulla faccia a mò di rimprovero per le monellate e vere e proprie cazzate compiute, ma poi gli carezza il capo, lo scuote esso stesso, gli dà una pacca sulle spalle e dice “andate andate, ma non fate troppo chiasso la prossima volta”, e poi, vedendoli allontanare, borbotta fra sé e sé: “ma sono dei bravi ragazzi, in fondo… lasciamoli sfogare!”. Come bambini. E i bambini sono fastidiosi, fanno i capricci, sono dispettosi, certe volte pisciano persino per terra; soprattutto dicono sempre le verità più imbarazzanti in faccia ai grandi, e sono sinceri, innocenti al fondo: terribili e temibili. Ma è proprio essendo “come bambini”, ammonisce Cristo, che di noi sarà il regno dei cieli.

giovedì 19 luglio 2012

COMUNICATO STAMPA DELLE CLARISSE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA (RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO)


COMUNICATO STAMPA DELLE CLARISSE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA (RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO)

COMUNICATO STAMPA DELLE CLARISSE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA (RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO)


In relazione allo spirito Cristiano ed alla fratellanza nella unica Chiesa Santa Romana Cattolica ed Apostolica, ci uniamo alle sorelle Clarisse del Cuore Immacolato di Maria, sperando che pace e verità trionfino nei cuori di queste persone. 

E i Lefebvriani ora si aspettano una nuova scomunica



E i Lefebvriani ora si aspettano una nuova scomunica

Lo scrive in una nota uno dei leaders, l’abate Règis de Cacqueray. “Non temiamo il verdetto della Roma conciliare”

redazioneroma

Dopo la rottura con Roma, appena ammorbidita nei toni diplomatici del Superiore della Fraternità di San Pio X, monsignor Bernard Fellay, ora i lefebviani temono nuovi provvedimenti disciplinari da parte della Santa Sede. Forse una nuova scomunica, insomma la situazione sembra essere tornata indietro di anni. È quanto scrive fra l’altro in una nota diffusa oggi il Superiore del Distretto francese della Fraternità, l’abate Règis de Cacqueray. Il distretto francese insieme a quello svizzero, è uno dei più importanti centri dei lefebvriani.



Dopo il capitolo generale della Fraternità svoltosi la settimana scorsa a Econe, in Svizzera, e le parole di Fellay con le quali si sanciva che un accordo con la Santa Sede per il reintegro dei lefebvriani nella Chiesa di Roma non era stato raggiunto, ora arriva una presa di posizione estremamente dura che sembra chiarire ulteriormente la situazione. Nel frattempo, tuttavia, va detto che la Fraternità ha inviato una risposta ufficiale alla Congregazione per la dottrina della fede nella quale le varie considerazioni emerse durante il capitolo generale saranno sottoposte alla valutazione del Vaticano.


Quest’ultimo, da parte sua, nelle settimane passate, aveva però lasciato intendere che la trattativa non poteva andare avanti all’infinito. In ogni caso, una volta conosciuta la risposta ufficiale dei lefebvriani alla proposta di accordo avanzata dalla Santa Sede, la Congregazione per la dottrina della fede farà conoscere a sua volta una sua valutazione del nuovo documento dei lefebvriani.



«Quale sarà la credibilità del verdetto che la Roma conciliare renderà presto pubblico a proposito della Fraternità? La dichiarerà - prosegue l’abate de Cacqueray - scismatica, nuovamente scomunicata o gli verranno risparmiati questi “nomignoli”? Quale che sia la conclusione non bisognerà dargli un’importanza eccessiva».


«Le pene della Chiesa - afferma ancora l’esponente di spicco della Fraternità - fino alle più gravi, sono arrivate a sanzionare la tenacia della Fraternità a rifiutare gli errori del Concilio, la nuova messa, il nuovo codice di diritto canonico, la nuova religione». Secondo l’abate le promesse fatte dal Vaticano - il riferimento è alla possibilità di organizzarsi sotto la forma di Prelatura personale una volta rientrati nella Chiesa - «avevano come unica contropartita quella di far cessare queste critiche e di ottenere che la Fraternità taccia la propria opposizione su questi temi».


Così le scomuniche e poi la revoca di scomuniche, e quindi le nuove minacce di scomunica, si spiega, non impressionano più e si tratta anzi, da parte del Vaticano, di colpi di teatro. Dalle critiche non viene risparmiato neanche il Papa che, viene sottolineato, pur avendo applicato il Concilio in modo più saggio, non ha rinunciato agli «incontri interreligiosi, alle visite a moschee e sinagoghe» quindi «alla partecipazione a una cerimonia liturgica luterana a
Roma» e poi ci sono stati «l’elogio di Martin Lutero, la reiterazione dello scandalo di Assisi (i grandi incontri interreligiosi per la pace, ndr) la beatificazione di Giovanni Paolo II, i vespri celebrati in presenza dello pseudo arcivescovo di Canterbury».

sabato 16 giugno 2012

Terremoto: nel reggiano 1938 sfollati a Reggiolo, nessuno ne parla e qualcuno dice ai giornalisti di non andarci… perché


  • Terremoto: nel reggiano 1938 sfollati a Reggiolo, nessuno ne parla e qualcuno dice ai giornalisti di non andarci… perché?

    Sono quasi duemila le persone sfollare nel reggiano a causa del sisma. Alle 17 di oggi secondo le verifiche della Prefettura dopo la visita di Gabriella Capo della protezione civile erano, infatti, 1938 i senzatetto in provincia di Reggio Emilia: nello specifico a Reggiolo, 102 a Rolo, di cui una sessantina nel campo di accoglienza, 77 a Correggio, 65 a Guastalla, 60 a Luzzara, 39 a Rio Saliceto. Questi ultimi, pero' sono stati tutti ospitati da parenti o amici.
    Altri 30 sono sfollati a Reggio Emilia, 11 dei quali sistemati nella palestra Bergonzi, infine 15 persone sono fuori casa a Fabbrico. Al momento sono due i campi di accoglienza allestiti nel Reggiano, quello totalmente organizzato dai medici di base di Reggiolo con l’apporto della Croce Rossa Italiana e la protezione Civile locale, nessun segno dello Stato con la S maiuscolo solo una nota strana, molto strana quasi inquietante, nessun giornalista se non un paio locali hanno segnalato il grave stato di reggiolo, qualcuno dice ordini dall’alto… cosa vuol dire? Chi sono? E perché? Pensate che delle persone mentre sono andate a prendere a reggio le tende per i terremotati , i funzionari vedenso documenti di residenza di reggiolo hanno detto “ ma non ci siete nella lista dei terremotati”… io ci sono stato ed è tutto drammaticamente distrutto. Perché questo silenzio dai media nazionali italiani?
    Tornando ad uno di questi campi di terremotati quello al Parco dei Salici in via IV Novembre a Reggiolo, con 7700 posti letto e una cucina da 400 pasti all'ora; ma che per entrare devi dare il documento perché effettivamente è più un campo profugi (come lo ha definito il vice Sindaco di Reggiolo) l'altro nell'ex campo sportivo di via Pertini a Rolo, in grado di accogliere 300 persone e con una cucina da 150 pasti all'ora.
    Che tristezza che desolazione, ed ecco Monti che invece di fare il suo lavoro, va a Bologna ad istigare i centri sociali.
    Michel Upmann

domenica 10 giugno 2012

B.N.I. - BANCA NETWORK INVESTIMENTI BLOCCA I CONTI DEI CLIENTI


B.N.I. - BANCA NETWORK INVESTIMENTI BLOCCA I CONTI DEI CLIENTI

I correntisti di B.N.I. impossibilitati ad utilizzare i conti correnti: niente prelievi, versamenti, pagamenti, bonifici e prelievi agli ATM.


Era nell'aria e i social network ed alcuni media non convenzionali (ovvero non schierati con i poteri forti) lo stavano scrivendo da giorni: giugno sarebbe stato il mese dei blocchi dei conti correnti.
Forse l'allarmismo di un blocco totale può sembrare esagerato, ma sicuramente qualcosa sta accadendo.
Infatti la Banca Network Investimenti - B.N.I., con uno scarno comunicato emesso il 31 maggio 2012 sul suo sito online, ha avvisato i suoi correntisti che per il mese di giugno sarebbe stato impossibile utilizzare i conti correnti.
Di fatto, i clienti si sono visti bloccare i loro risparmi ed i conti sono diventati inutilizzabili.
Cosa è accaduto per emanare un avviso così improvviso?
La Banca Network Investimenti - B.N.I. S.p.A. è una banca che conta azionisti di riferimento (proprietari) di tutto rispetto: il gruppo AVIVA, il 5° gruppo assicurativo mondiale, il BANCO POPOLARE, gruppo bancario nato nel 2007 dalla fusione tra Banca Popolare di Verona e Novara e Banca Popolare Italiana, il gruppo DE AGOSTINI, famoso gruppo finanziario operativo nel settore editoriale, e la SOPAF, società di investimenti indipendente quotata dal 1984.
Il 14 novembre 2011, su proposta della Banca d'Italia, la B.N.I. (che ha sede legale in Milano) è stata sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria.
Infine, in data 31 maggio 2012 i commissari straordinari di B.N.I., con il parere favorevole del Comitato di Sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d'Italia, hanno deliberato la sospensione del pagamento delle passività per un mese, nell'attesa che vada in porto la trattativa di salvataggio proposta da Consultinvest SIM ed il gruppo Banca Popolare di Ravenna.
Cosa accadrebbe se l'operazione di salvataggio non andasse a buon fine?
A parte il rimborso del Fondo di Tutela (che coprirebbe solo una minima parte del denaro dei risparmiatori), molti clienti vedrebbero i loro risparmi in serio pericolo, dovendo poi accodarsi in un fallimento dall'esito sempre lungo, difficile ed incerto.
Per ora i clienti sono impossibilitati ad utilizzare il loro denaro e molti hanno iniziato a sporgere denunce alle autorità competenti.
Speriamo che questo sia solo un caso sporadico e non il primo tassello di un domino che potrebbe diventare devastante per i risparmiatori italiani.
Le premesse non fanno certo dormire sonni tranquilli.

sabato 9 giugno 2012

Corpus Domini. Il Papa denuncia gli errori post-conciliari sull'Eucarestia


Corpus Domini. Il Papa denuncia gli errori post-conciliari sull'Eucarestia

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Proseguendo nella sua opera di correzione di un’interpretazione erronea del Concilio Ecumenico Vaticano II secondo una «ermeneutica della discontinuità e della rottura», che ha letto il Concilio come ripudio di tutto il Magistero precedente, Benedetto XVI ha tratto occasione il 7 giugno 2012 dalla Solennità del Corpus Domini per pronunciare a San Giovanni in Laterano un’importante omelia sull’Eucarestia, tutta intesa a denunciare «visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato».Il Papa ha preso in esame in particolare due errori. Il primo è la vera e propria guerra alla pratica dell’adorazione eucaristica scatenata in nome della centralità esclusiva della celebrazione. «Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II – ha detto il Pontefice – aveva  penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo». Certo, «è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione», ma questa centralità «va ricollocata nel giusto equilibrio». Altrimenti «per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro». E nel post-Concilio è successo proprio così: l’accentuazione «posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione». Ma questo «ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli» e ha provocato gravi danni. «Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali. E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come “Cuore pulsante” della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività».In effetti, «è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra. È proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’“ambiente” spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia». Senza adorazione si rischia di capire male la stessa Messa. «Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore. L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre».Ricordando le grandi esperienze di adorazione eucaristica con i giovani alle Giornate Mondiali della Gioventù, Benedetto XVI ha osservato che «comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme. Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale. E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale». Chi combatte l’adorazione eucaristica finisce per sottovalutare e negare la presenza reale anche nella Messa.E questo ci porta al secondo errore post-conciliare che il Papa ha denunciato: la negazione della «sacralità dell’Eucaristia». Anche qui «abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura» e del Vaticano II. «La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso». Anche in questo caso, non tutto è falso nelle sottolineature degli ultimi decenni: con la venuta del Signore «è vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale». Ma attenzione: «da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo».La cosiddetta de-sacralizzazione dimentica che la Lettera agli Ebrei presenta Gesù Cristo come «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), «ma non dice che il sacerdozio sia finito». Cristo non ha abolito il sacerdozio e «non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio». Sbaglia quindi chi pensa che il sacro, i simboli, i riti, siano finiti con Gesù Cristo. No: «grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente!».Anche qui, i danni di una certa vulgata post-conciliare sono stati notevoli. Infatti, «il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni. Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe “appiattito”, e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita». E in quante città le processioni del Corpus Domini sono state abolite!O ancora – ha detto il Papa – «pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli». Ogni nuova generazione ha bisogno di riti e di simboli. Se le si tolgono quelli cattolici, cercherà altre esperienze religiose. Dio non ha tolto i riti, «non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro. Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso». «Con questa fede – ha concluso il Pontefice – noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo». 
  

Commento di Massimo Introvigne

sabato 2 giugno 2012

TERREMOTO: UN PAESE DIMENTICATO REGGIOLO

TERREMOTO: UN PAESE DIMENTICATO REGGIOLO
Reggiolo, centro off limits: commercianti in ginocchio


Non  si riesce a comprendere come mai una cittadina come Reggiolo, non sia stato completamente calcolato dai media e dagli aiuti. la domanda che mi pongo è cosa stia facendo il sindaco, se ha fatto tutto quello che è in suo potere.  Le lezioni sono finite prima del solito nelle scuole di Reggiolo, Rolo e Fabbrico. E' quanto hanno stabilito i sindaci dei tre Comuni dove stanno continuando le verifiche per capire i danni causati dai sisma. 
Tutti gli edifici scolastici del Comune di Fabbrico sono stati chiusi. 
A Reggiolo invece si sta lavorando per organizzare il campo estivo per bambini, che doveva svolgersi nel cortile scuole elementari a partire da lunedì 11. Si sta studiando una nuova sistemazione. 
A Rolo, anche se l'edificio che ospita le scuole medie è agibile, le lezioni sono state sospese in forma precauzionale. Le operazioni di scrutinio e segreteria si terranno regolarmente negli uffici e nelle aule delle scuole medie, anche per le elementari. 
Tuttavia, per precauzione, si è comunque deciso di sospendere anticipatamente le attività didattiche. Si chiude così con una settimana d’anticipo l’anno scolastico per gli alunni delle elementari di Reggiolo e per gli studenti delle classi prime e seconde medie dei paesi limitrofi. Ma ci sono 800 sfollati la tragedia è presente anche qui, non comprendo del perchè nessuna TV sia assente. Il nostro occhio suggerito da persone amiche si sta dirigendo in quella zona con storie uniche. 
Ieri mattina, dato che il municipio è inagibile, sono arrivati in piazza Martiri alcuni container, trasportati con un camion dei vigili del fuoco, per consentire l’allestimento degli uffici comunali e di coordinamento dell’emergenza di Reggiolo così da permettere di non restare più sotto dei gazebo di fortuna, dove in caso di maltempo la situazione non è affatto sicura e adeguata. Lì potranno lavorare i dipendenti del Comune.
Controlli anche al campanile della chiesa parrocchiale. I problemi maggiori sono però nel centro storico del paese e, in particolare, in via Matteotti. Reggiolo è l’unico Comune in cui la parte più densamente occupata da esercizi commerciali è chiusa per inagibilità. "Oltre ai danni strutturali, le attività commerciali e di servizio registrano significative perdite di prodotto – dichiara Anna Simonazzi, responsabile della Confcommercio – Stiamo cercando di individuare delle modalità per consentire alle attività inaccessibili di ricominciare al più presto a lavorare, eventualmente realizzando una struttura separata in area sicura".

lunedì 28 maggio 2012

UNA LOTTA INTESTINA TRA FAZIONI. TORBIDE MANOVRE MASSONICHE IN VATICANO CHE PARTONO DALLE DIOCESI


UNA LOTTA INTESTINA TRA FAZIONI. TORBIDE MANOVRE MASSONICHE IN VATICANO CHE PARTONO DALLE DIOCESI




Benedetto XVI ha scritto con particolare attenzione l'omelia di oggi. Pentecoste significa «dialogo e comunione» e si contrappone alla «confusione di Babele che insidia sempre la società e la Chiesa», rifletteva ieri padre Lombardi su Radio Vaticana. Lunedì, rivolto ai cardinali, il Papa aveva parlato del combattimento della Chiesa «militante» che lotta per il bene e contro il male, ha ricordato il portavoce vaticano: «Sant'Ignazio di Loyola, con immagini diverse, ci dice la stessa cosa: dobbiamo scegliere se stare sotto la bandiera del demonio o sotto quella di Gesù». Morale: «Sotto la prima bandiera ci si arruola cercando la ricchezza, l'onore vano, la superbia, e di qui tutti gli altri vizi; sotto quella di Gesù amando la povertà - spirituale e materiale -, le umiliazioni, l'umiltà, e di qui tutte le altre virtù. Chiaro, no? Attuale, non è vero?». Ma il vero scandalo parte dalle Diocesi locali, che capeggiate da vescovi ribelli, che vogliono fare le loro "sporche" manovre di interessi, affari e di coprire, preti pedofili, preti che hanno figli illegittimi e coprire anche in molti casi anche relazioni sentimentali di Vescovi con donne tenute nascoste da anni. Se questa è la Chiesa Locale, il popolo si dovrebbe ribellare, si dovrebbe astenersi dall'entrare nelle chiese e chiedere a Roma un serio intervento. Il Santo Padre è a conoscenza di queste cose è sta cercando di fare pulizia, la chiesa è al bivio, ed anche noi non dobbiamo stare ad un lato solo ad osservare ma dobbiamo dargli una mano, aiutandolo.
Il cardinal Romeo, arcivescovo di Palermo, ha smentito la storia del Papa morente tra un anno. Una versione, francamente piena di autentiche farneticazioni e poco credibile. Non si capisce il motivo per il quale il cardinal Romeo, avrebbe dovuto passare le carte ad un amico del cardinal Castrillon Hoyos per poi informare il Papa. Avrebbe potuto farlo da solo o con i canali previsti, Segreteria di Stato. In ogni caso, il documento che è alla base di questo pasticcio, è autentico e reca il timbro per ricevuta della Segreteria di Stato, dunque è fuggito dai Sacri Palazzi per terminare la corsa sul giornale. Sono ormai tre i documenti sfuggiti dalla Santa Sede: la lettera di Monsignor Viganò, il documento sullo Ior, e quest'ultima patacca. Insomma, bisogna chiedersi che cosa stia accadendo nel Palazzo Apostolico. Crediamo che siano in atto torbide manovre massoniche per fare fuori il Segretario di Stato e rendere difficile la vita anche al Papa, ... il tutto in preparazione di un prossimo conclave. Sia come sia, sta di fatto che le Sacre Stanze (i documenti non finiscono da soli alla stampa) stanno dando all'esterno una pessima immagine e forse uno scandalo.
Il clima è surreale, perché la Città del Vaticano è un modo piccolo e nei suoi 44 ettari si conoscono tutti, guardie e (sospetti) ladri. Ieri si è aperta l'«istruttoria formale», condotta dal giudice istruttore Piero Antonio Bonnet mentre la commissione cardinalizia voluta dal Papa e la Gendarmeria proseguono le indagini. Si verificano tabulati telefonici, email, intercettazioni e, cosa notevole, conti bancari. Posto che il maggiordomo non abbia agito da solo, «il problema è capire se lo ha fatto per soldi, per rancore, perché legato a un "gruppo ideologico" magari avverso al cardinale Bertone o altro», si riflette.
Non ci si rende conto che da queste manovre chi esce sconfitta è solo la Chiesa e la sua credibilità. Ma, a quanto pare, alle gole profonde questo poco importa.
Non resta che pregare per questa Chiesa e per il Papa.
Santità, faccia pulizia e usi la ramazza.

sabato 26 maggio 2012


Lefebvriani, Fellay:" L'esito è incerto. Aspettiamo la decisione del Papa" e gli altri tradizionalisti si accodano...


Lefebvriani
LEFEBVRIANI

Secondo i molti tradizionalisti "si è scatenato il diavolo e modernisti e progressisti non ci vogliono".



L'esito non è certo, ma il Papa, nelle prossime settimane o nei prossimi giorni, potrebbe prendere "direttamente" la decisione di reintegrare la componente lefebvriana nella Chiesa cattolica, secondo il superiore Bernard Fellay.


Il vescovo ha tenuto due omelie in Austria, nei giorni scorsi, e oggi i siti tradizionalisti riportano i passaggi dedicati all'intricato negoziato con il Vaticano. Il ritorno in seno alla Chiesa "è molto controversa nella Chiesa", ha affermato Bernard Fellay a Vienna domenica scorsa. "Posso assicurarvelo: è la volontà del Papa. Non se ne può dubitare. Ma sicuramente non è la volontà di tutti nella Chiesa".

Per il successore di Lefebvre, "la realizzazione di questa volontà dipende da termini che non sono ancora molto chiari. Alcuni punti rimangono oscuri. E' possibile che nei giorni o nelle settimane prossime - è difficile stabilire una data - il Papa prenda direttamente una decisione non solo sui Lefebvriani ma anche dei tanti altri gruppi.

Può darsi che rinvii il dossier alla congregazione per la Dottrina della fede". Fellay avverte: "Non bisogna pensare che le cose saranno facili dopo. Per riprendere le parole del Papa che descrivono molto bene la situazione: "So che sarebbe più facile per la Fraternità e per me lasciare la situazione com'è". Ciò descrive bene la situazione e mostra anche che il Papa è consapevole che sarà attaccato quando lo farà. E anche che la situazione non sarà facile per noi. 

E che ciò che verrà fuori da questa situazione sarà: con Roma o contro Roma. In entrambi i casi, sarà difficile", ma comunque voglio dire a tutti i gruppi "tradizionalisti" che potremmo unirci e saremmo milioni di fedeli. La tradizione va e deve essere rispettata. Decine i vescovi modernisti che pensano solo al denaro, alle avventure personali, a voli pindarici tra affari e sesso. Vogliamo una Chiesa nuova, un ritorno alla tradizione. Se siamo contro Roma siamo sempre con Dio.


In una distinta omelia a Salisburgo, nel giorno dell'Ascensione (17 maggio), monsignor Fellay ha precisato: "Abbiamo bisogno di essere sicuri che potremo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto finora. E da questo punto di vista alcune cose non sono ancora chiare". Ma "si è scatenato il diavolo. Ed è dappertutto. Nella stessa fraternità, in tutta la Chiesa. Ci sono persone che veramente non ci vogliono. Sono i modernisti, i progressisti".

lunedì 21 maggio 2012

MONSIGNOR ETTORE ROVATTI: DALLE ROVINE DELLE CHIESE ALLE OSTIE SCOMPARSE.


Dopo il disastroso evento sismico molti, compreso Sgarbi, oggi su SKYTG24 ha dichiarato "...che sembra che un evento sovrannaturale abbia colpito solo le chiese di Finale Emilia". Monsignor Ettore Rovatti già conosciuto alla cronaca tra il 2000/2004 per aver fatto parte ed appoggiato la "cricca" dei Preti Pedofili di Finale Emilia, ma estimatore  e promotore delle opere ecclesiastiche, le sue Chiese sembrano essere implose, forse perchè alla fine una giustizia "divina " esiste. La sera prima dell'evento lui chiama delle famiglie di Finale Emilia e dichiara che le famose "suore" a cui lui gli ha dato la caccia (perchè sapevano) stanno soccombendo, invece stanno benissimo (godono di ottima salute e sono pronte alla morte per la Vergine Maria e per Gesù Cristo). Al contrario invece questi squallidi personaggi, marci dentro che, cercano di coprire il tutto, da tutto e per tutti, non credono neanche più a loro stessi.  Alcuni giorni prima  sono state sottratte le Ostie Sacre dalla Chiesa della Madonna del Rosario, Lui il Monsignore Rovatti, non ha denunciato la cosa, non ha fatto neanche una Messa in riparazione; sono i nuovi preti NewAge, dove valgono le cenette a Fiesole, le frequentazioni con donne e tutto il resto, magari anche qualche figlio in giro... che si risponda alle genti, ai fedeli, il perchè non si è detto delle Ostie trafugate? Tra le macerie delle Chiese, una Chiesa in particolare, quella del Santuario degli Obici lascia un segno forte...l'altare si è spezzato a metà, un segno divino?  ...