martedì 11 giugno 2013

Festival biblico con scandalo. Dove andrà a finire la Chiesa?

Festival biblico con scandalo
di Diego Molinari  (Fonte: La nuova bussola quotidiana)
Festival biblico
Caro direttore,

vorrei mettere al corrente i lettori della Nuova BQ di un fatto sconcertante avvenuto sabato 8 giugno nella Basilica Palladiana di Vicenza, in occasione del Festival Biblico, organizzato tra gli altri dalla Società San Paolo, da Famiglia Cristiana e dal Pontificio Consiglio per la Cultura. Dura diversi giorni e quest’anno, tra gli ospiti in calendario abbiamo visto monsignor Vincenzo Paglia, Edoardo Bennato, Lucetta Scaraffia, Alessandro D’Avenia, Philippe Daverio, Natalino Balasso e Michela Marzano.
Proprio quest’ultima è la protagonista del fatto che vorrei raccontare. Già la scelta di farle tenere una “lezione” senza alcun contraddittorio lasciava perplessi.  Non solo perché la Marzano è deputata del PD, eletta in questa legislatura per la circoscrizione Lombardia 1, ma soprattutto per la sua attività di filosofa, con docenza presso l’Université Paris-Descartes.
Infatti, più che in un discorso filosofico assimilabile al cattolicesimo o almeno in dialogo, nei libri della Marzano ci si può imbattere in un abortismo forsennato, quasi mistico. In quello che forse è il suo libro più noto, Sii bella e stai zitta - volume assai polemico contro quella che definisce la «regressione delle donne italiane» - si trovano dichiarazioni piuttosto esplicite, del tipo: «Nel caso dell'aborto, ogni donna sa che il problema non riguarda solo il suo corpo, ma anche una “relazione impossibile” con un figlio che, per motivi spesso diversi, non si vuole o non si è in grado di avere. Lo difendo soprattutto perché la legalizzazione dell'aborto è l'unica possibilità che esiste, in uno stato civile, per garantire il rispetto delle donne. Non solo perché la vita di una donna – che esiste, vive, soffre, agisce – è infinitamente più preziosa di quella di un essere che non è ancora nato; ma anche perché sono convinta che non basta vivere perché la propria vita abbia un senso».

Ovvia quindi l’entusiastica accettazione della pillola abortiva RU486 («da quando, in Francia si utilizza la RU486, le complicazioni post-aborto sono diminuite»), così come l’ormai consumato ma sempreverde affondo sugli aborti clandestini: «Coloro che vogliono criminalizzare l'aborto non solo cercano di imporre agli altri la loro concezione del mondo e della morale, ma sono anche “indifferenti” di fronte alle tragiche conseguenze che potrebbe avere, per molte donne, il fatto di tornare a praticare l'aborto clandestino». Infine, il libro della Marzano apre ad un nuovo tipo di abortismo, un abortismo che osiamo definire “mistico”: «Senza un preliminare riconoscimento dell'altro, la maternità non esiste. La procreazione è un atto relazionale, un processo lungo e complesso che implica l'esistenza di un dialogo, seppur silenzioso, tra il futuro bambino e la madre all'interno del corpo materno. Se il riconoscimento non avviene, questo dialogo silenzioso non comincia, ed è difficile pensare che un dialogo mai nato possa instaurarsi in seguito. Ciò che, invece, è certo è che non si può imporre a una donna di portare avanti una gravidanza con la scusa che “avrebbe dovuto pensarci prima”».
Chi si chiede cosa ci faccia al Festival Biblico una persona con simili idee, chiamata ad esprimersi senza contraddittorio, potrebbe avere qualche ragione.
Il tema scelto per l’incontro con la Marzano è la fiducia. Nella sua la Marzano riesce a dire cose memorabili come «la fiducia non può essere assimilata alla fede, anche se hanno la stessa radice etimologica». Poi, trattando del tradimento della fiducia, dice qualcosa che ferisce un po’ di più: «L’uomo tradisce perché è un essere finito; se promettessi ad una persona di non tradirla mai, mentirei». La cosa dovrebbe urtare la sensibilità di qualcuno dei presenti, che magari ha mandato avanti decenni di matrimonio senza adultèri, ma tra il pubblico regna il silenzio. Anche i religiosi presenti, tra cui gli organizzatori, non hanno nulla da ridire, anche se magari hanno fatto e rinnovato la Professione di fede.
Arrivati al momento delle domande, un incauto spettatore chiede di rendere conto delle posizioni abortiste della relatrice. Va ricordato peraltro che il banchetto di «Uno di Noi» che raccoglie le firme per i diritti dell’embrione è all’ingresso, pochi metri più in là. Succede il finimondo. Larga parte del pubblico - probabilmente non bene informata sulle posizioni della Chiesa rispetto all’aborto - rumoreggia, insulta, inveisce; interviene il servizio d’ordine, che minaccia di portare fuori il malcapitato. La Marzano se la ride, poi grida al microfono: «E lei come si permette di giudicare la mia fede?». Applausi. Una risposta alla domanda, o una replica dell’interlocutore, non sono previste.
Quindi, una signora chiede alla onorevole professoressa lumi in merito a concetti espressi durante la conferenza, concetti molto inclini, dice la signora,  al «relativismo». La Marzano risponde senza toccare nessuno dei punti posti nella domanda, sfornando però un breve cantico dell’irrazionalità totale dell’uomo.
Un’altra elegante signora, evidentemente colpita dal fatto che al Festival biblico le stanno presentando una filosofa in totale antitesi con la Dottrina della Chiesa, torna a chiederle rispetto all’aborto: urli dal pubblico, insulti alla bella signora, la Marzano torna a ghignare.
«Per fortuna quando leggo il Vangelo, io ci trovo tanto amore». Giù applausi, ed insulti del pubblico alla signora della domanda. Nessuna risposta concreta è prevista.
Al termine dell’incontro, andiamo incontro a don Ampelio Crema, Superiore Provinciale d’Italia della Società San Paolo, organizzatore del Festival Biblico. Rivendica pienamente la scelta di aver portato la Marzano, nonostante le sue posizioni in netto contrasto con l’insegnamento della Chiesa. Un omino del servizio d’ordine - che ci tiene ad urlare a squarciagola il suo essere «insegnante di religione» - alza un po’ il tono contro i tre delle domande scomode, accusati di essere dei «fanatici provocatori». Inutile dire che l’unica provocazione dei tre sventurati è stata quella di porre, ordinatamente e con rispetto, alcune semplici domande, a cui una risposta che non fosse irrisione ed insulto proprio non è arrivata.
Se si fosse trattato di un convegno dei Radicali o del PD (il partito della Marzano), e cioè di luoghi dove anche legittimamente si può sostenere l’abortismo, si sarebbe potuto parlare di atti di disturbo. Ma ad un Festival organizzato da cattolici, questo no: con ogni evidenza, è un po’ troppo attendersi che la lectio magistralis di un evento dei paolini sia riservata ad una persona che quantomeno sia a difesa della vita (come insegna la Bibbia, i Papi, l'umano buonsenso). Al festival vicentino vediamo così sorgere all’orizzonte cose inedite: dopo il «relativismo biblico», abbiamo la sorpresa dell’«abortismo biblico».

lunedì 10 giugno 2013

LA LOBBY DI "CHI L'HA VISTO E DI IV GRADO" ESCLUDONO I CASI CHE NON PORTANO DENARO. SCOMPARSI DI SERIE A E DI SERIE B.

LA LOBBY DI "CHI L'HA VISTO E DI IV GRADO" ESCLUDONO I CASI CHE NON PORTANO DENARO. SCOMPARSI DI SERIE A E DI SERIE B.


Il giornalismo investigativo è altra cosa che queste due trasmissioni... sono ore e ore di indagini, serie, meticolose, fatte da gente vera, professionisti seri, non come queste due trasmissioni che paventano di essere giornalisti investigativi.
L'esempio che vogliamo portare alla luce è una semplice osservazione, senza entrare nel merito.
Come mai Chi l'ha Visto? e IV Grado  parlano sempre in continuazione del caso della (povera ahimè) Roberta Ragusa, caso molto importante si, ma come mai per esempio non si è mai parlato se non superficialmente del caso della Simona Bellagente?
Sono più di tre anni che anche noi stiamo indagando e di notizie ne abbiamo anche noi tante. Vorremmo solo sapere il metodo ed il modo di come vengono trattate i casi delle persone scompare e la loro memoria, perché noi sappiamo bene che nelle Lobby di queste trasmissioni non si usa il cuore ma il portafoglio..
Vorremmo farvi pensare (e qui abbiamo la prova delle registrazioni televisive) perché sono sempre e solamente le stesse persone ad essere invitate? sempre gli stessi  psicologi, criminologi e ex Magistrati o ex appartenenti alle Forze dell'Ordine "pensionate" perché implicate in decine di casi oscuri? Domandare è lecito, rispondere è per loro un problema.
I lettori devono sapere che  solo se i casi possono portare Odiens, vengono considerati, perché l'Odiens porta pubblicità e quindi denaro.
Cari amici lettori non soltanto il divario sociale l' abbiamo in vita, ma anche quando moriamo o scompariamo. La poesia di Totò "La Livella" viene gettata nell'immondizia... esistono morti e scomparsi di Serie A e B. 
Poniamo a voi lettori queste domante:
1) il Prefetto Paola Basilone Commissario straordinario per le Persone Scomparse che fine ha fatto? cosa sta facendo? come spende i soldi dei contribuenti? visto che  le celle mortuarie sono ancora piene, murate di cadaveri senza nomi?
Speriamo di non scomparire mai noi che viviamo con 1000 euro al mese, diventeremmo velocemente terriccio per i garofani.

giovedì 11 aprile 2013

Il Papa: "Non giudicare nessuno. L'unico giudice è Dio"



Il Papa: "Non giudicare nessuno. L'unico giudice è Dio"



Bergoglio officia la messa
BERGOGLIO OFFICIA LA MESSA

Francesco ha parlato delle «chiacchiere», nemiche della comunità perché «sono tentazioni del maligno». Intanto oggi ha ricevuto padre Carballo dopo la nomina a segretario per gli istituti di vita consacrata

REDAZIONEROMA

Francesco ha ricevuto questa mattina padre Jose Rodriguez Carballo, il superiore generale dei frati minori da lui nominato sabato scorso nuovo segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica e che sarà, per questo, presto consacrato arcivescovo.

Intanto il Papa oggi nella omelia che, come ogni mattina, il Pontefice tiene nella casa Santa Marta ha lanciato il monito di «Non giudicare nessuno» perché «l'unico giudice è il signore».

Alla presenza del personale del Fondo di assistenza sanitaria del Vaticano e dei servizi generali del governatorato. Quindi l'invito del Papa a «stare zitti» e se si deve dire qualcosa, dirla agli interessati, «a chi può rimediare alla situazione, ma non a tutto il quartiere se, con la grazia dello spirito riusciamo a non chiacchierare mai, sarà un gran bel passo avanti e ci farà bene a tutti».  

Nell'omelia a Santa Marta, Papa Francesco, come riferisce la Radio Vaticana, ha evidenziato che «quando si preferisce chiacchierare, chiacchierare dell'altro, bastonare un po' l'altro -sono cose quotidiane, che capitano a tutti anche a me- sono tentazioni del maligno che non vuole che lo spirito venga da noi e faccia questa pace, questa mitezza nelle comunità cristiane. Ci sono sempre queste lotte: in parrocchia, in famiglia, nel quartiere, tra amici. E questa - ha sostenuto ancora- non è la vita nuova».

ILICA: ancora la storia“Terroni e Polentoni”, l’identità italiana tra divisioni e unità.


ILICA: ancora la storia“Terroni e Polentoni”, l’identità italiana tra divisioni e unità.


Alla St. John’s University di New York convegno con Lorenzo Del Boca e di Pino Aprile, autori rispettivamente di “Polentoni: Come e perché il Nord è stato tradito” e di “Terroni : Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali”. A moderare il preside del Calandra Institute della Cuny, Anthony J. Tamburri.
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Il Nord e il Sud dell’Italia di oggi non si incontrano più a Teano. Per farlo, infatti, scelgono la Grande Mela. In un gremito auditorium della St. John’s University di New York si è svolto ieri uno stimolante incontro tra le due anime d’Italia, quella settentrionale e “polentona” e quella “terrona” meridionale.

 
Alla presenza di Lorenzo Del Boca e di Pino Aprile, autori rispettivamente di “Polentoni: Come e perché il Nord è stato tradito” e di “Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali”, si è discusso dell’importanza di riscoprire la vera storia del Risorgimento al di là della facile retorica con cui spesso essa viene presentata in occasione delle celebrazioni ufficiali dell’Unità d’Italia.
 
Lorenzo Del Boca
Pino Aprile e Andrea Mantineo
Michele Emiliano

Pino Aprile
 
Da Sinistra Hilary Franco, Massimo Vedovelli, Giuseppe Casson,  Lorenzo Del Boca e Anthony Tamburri
 
Giuseppe Casson e Lorenzo Del Boca
 
 Pino Aprile, Andrea Mantineo
e Lorenzo Del Boca
Soprattutto, si è posto l’accento sulla necessità di indagare le ripercussioni profonde del momento risorgimentale sull’attualità italiana sempre più convulsa e problematica, specie in questi giorni di acutissima crisi politica.
 
La tavola rotonda, moderata da Anthony Julian Tamburri, che ha visto intervenire anche il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson, il sindaco di Bari Michele Emiliano, il rettore dell’Università per Stranieri di Siena Massimo Vedovelli, monsignor Hilary Franco e il direttore del quotidiano “America Oggi” Andrea Mantineo, è stata promossa da un’altra anima d’Italia: quella degli italiani all’estero che la Italian Language Inter Cultural Association (ILICA) riunisce annualmente per il suo prestigioso “Cultural Event”.
 
La lingua italiana, come veicolo di formazione dell’identità italiana nel mondo e come strumento di conoscenza e di fratellanza da condividere con i popoli amici, è al centro di tutte le riflessioni dei relatori.
 
Come sostenuto dal presidente di ILICA Vincenzo Marra, che si è definito “americano per scelta”, il disconoscimento dell’italiano da parte degli italiani emigrati in America, durato generazioni, non è più motivo di vanto.
 
Joseph Sciame, vicepresidente dell’Office of Community Relations della St. John’s University e presidente dell’Italian Heritage and Culture Committee, racconta di come i suoi nonni e i suoi genitori non volessero parlare l’italiano e di come molti degli italiani emigrati negli Stati Uniti americanizzassero i loro nomi e cognomi, nella speranza di potersi integrare con maggiore facilità nel tessuto della società nella quale speravano di trovare un futuro migliore.
 
L’interesse verso l’italiano, però, cresce non solo tra gli italo-americani, ma anche tra coloro che non hanno altro legame con l’Italia che l’amore per la sua cultura, la sua bellezza e la sua storia. L’italiano infatti, come dichiara il professor Vedovelli, è la quinta lingua straniera più studiata al mondo.
 
Andrea Mantineo, giunto negli Stati Uniti da Messina quarant’anni fa, racconta di come a quel tempo la volontà di integrarsi degli italiani in America coesistesse con l’intenzione di mantenere vive le proprie tradizioni. È proprio per questo, come sostiene il sindaco di Bari Emiliano, che gli italiani in America hanno saputo realizzare prima dei loro connazionali in patria quella “Unità” che a tutt’oggi non sembra caratterizzare la realtà italiana, in cui il divario tra nord e sud, dice Pino Aprile, “è il caso di disuguaglianza più duraturo della storia”.
 
Ma in una nazione che ha saputo risollevarsi da momenti di profonda crisi come il secondo dopoguerra poiché “ha voluto farlo”, come sostiene Aprile, perché la questione meridionale è ancora irrisolta?
 
Secondo Lorenzo Del Boca è perché in realtà il Risorgimento non ha unito alcunché. Il Sud e il Nord d’Italia, secondo l’autore, non erano blocchi monolitici, omogenei e consistenti. Il sud in particolare “era frammentato come lo erano gli indiani d’America, divisi in tribù, alcune delle quali aiutarono i coloni a sterminare altre tribù”. Nel momento dell’unificazione i marchesi del Sud si accordarono con i Savoia per ricevere benefici patrimoniali, racconta Del Boca. I comportamenti disonesti che hanno incrinato la possibilità di una vera unificazione erano diffusi sia al Nord che al Sud.
 
Commentando la tendenza dei primi emigranti italiani in America a cancellare ogni traccia della loro provenienza territoriale e culturale, Pino Aprile sostiene che quegli italiani, prevalentemente provenienti dal Sud, si sentivano “vinti”, e volevano “abitare una identità più forte”. La lingua italiana, dice Aprile, è stata ripudiata dagli emigranti “per porre una distanza tra sé e l’Italia, una distanza tra sé e la propria sconfitta”. L’emigrazione dal Sud è vista da Aprile come una violenza, “nessuno prima di allora se n’era mai andato da lì, il Sud era diventato una colonia interna: ai vinti non restava altra chance che quella di fuggire”.

Tra i concetti espressi dal moderatore Tamburri,va ricordato un accenno ma anche un invito a superare gli steccati di un'identità legata al nord e al sud. Occorre, secondo il preside del Calandra,  riflettere sul concetto così ben delineato da Piero Bassetti di "Italico" soprattutto se si fa riferimento agli italiani fuori dall'Italia. Intendendo come italici tutti coloro che hanno radici etniche italiane o italofone, ma anche quelli ne condividono lingua e cultura e  che, in tutto il mondo, hanno un’affinità con i valori del Bel Paese.
 
La divisione d’Italia è “uno strumento nelle mani di qualcuno”, sostiene il sindaco Emiliano, e per l’Italia contemporanea è fondamentale riprogettare sé stessa in modo che “nessuno possa comprare più qualcuno contro qualcun altro”.
 
Per entrambi i sindaci, esponenti delle istituzioni dell’Italia di oggi costantemente poste a confronto con le criticità del sistema Italia, discutere di queste tematiche a New York ha un’importanza particolare.
 
“È importante ripartire dalle proprie radici per costituire una nuova identità d’Italia. Solamente attraverso un vincolo solidale all’interno dell’Italia sarà possibile affrontare le difficoltà che stiamo vivendo”, dice ad i-Italy il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson. “Se si mantiene viva la dinamica di divisione, frammentazione, frantumazione, non si andrà da nessuna parte.”
 
Proprio mentre il convegno si svolgeva, il presidente Obama telefonava al presidente Napolitano per informarsi sulle prossime difficili mosse che l’Italia intenderà adottare per superare la crisi del governo Berlusconi.
 
“Credo che Napolitano abbia detto a Obama che sa perfettamente qual è la cura per l’Italia, e abbia dato garanzia della disponibilità degli italiani a riconquistare la fiducia che abbiamo perso in questi anni”, dice ad i-Italy Michele Emiliano, sindaco di Bari.
Casson condivide la posizione di Emiliano: “Non c’è dubbio che l’Italia di oggi abbia perso molta credibilità. È indispensabile recuperarla e lo si può fare solamente attraverso un mutamento di guida”.
 
Le divisioni italiane trovano nell’esperienza degli italiani d’America un esempio di soluzione: “Dobbiamo imparare molto da loro, specialmente la loro disponibilità a riconoscersi reciprocamente come figli di un’identità comune, che si provenga da Domodossola o da Messina”, Casson dice ad i-Italy.
 
Il riconoscimento reciproco dovrebbe forse partire da una presa di coscienza dei grandi passi in avanti che il Mezzogiorno d’Italia ha compiuto. “A furia di essere additati come causa del dissesto italiano molti comuni del Sud hanno cominciato a funzionare molto meglio che in passato”, sostiene Michele Emiliano.
 
Il sindaco di Bari si meraviglia del fatto che l’Economist si interessi dei casi positivi di sviluppo del Sud Italia più di quanto non lo faccia la stampa italiana. Se ne disinteressa addirittura la politica: “Quando si parla del Sud che funziona non c’è desiderio di approfondimento. Non c’è neanche nel mio partito, il Partito Democratico, che pure senza i voti del Sud non governerà mai”.
 
Gli ostacoli alla vera unificazione dell’Italia sono secondo Emiliano la criminalità organizzata, un cancro diffuso sia al Sud che al Nord, come evidenziano le indagini sulle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose nell’economia italiana, ma soprattutto una classe politica che riproduce sé stessa anziché cercare il cambiamento.
 
“Molti fanno politica come fosse una professione, senza porsi obiettivi precisi di miglioramento sociale, ma avendo molto chiaro l’obiettivo del miglioramento della propria posizione personale”, dice Emiliano ad i-Italy.
Nella ricerca del cambiamento l’Italia può imparare ancora una lezione importante dagli Stati Uniti.
 
Secondo Emiliano, infatti: “L’America non è certo un luogo senza contraddizioni. Ce ne sono di gravissime, pesanti, che rendono difficile anche il cammino del presidente Obama. Ma è altrettanto chiaro che in America tutti hanno una speranza di riuscire, che passa attraverso le capacità obiettive delle persone. Questa è la strada da seguire.”

mercoledì 27 febbraio 2013

MARRA DI ILICA RISCOPRONO GLI ITALIANI D’AMERICA CHE NON ESISTONO PIU’


MARRA DI  ILICA RISCOPRONO GLI ITALIANI D’AMERICA CHE NON ESISTONO PIU’

Da una intervista con Marra a Roma, 16 feb - “Certo che Roma è proprio bella... basta affacciarsi alla finestra e si gode di una vista che non ha eguali al mondo". Vincenzo Marra non sembra rimpiangere il suo appartamento a  New York, anzi si pavoneggia e loda da solo delle sue proprità negli USA che pure è quello più piccolo a NY tutt'altro che modesto (duemila metri quadrati nel bel mezzo della Grande Mela), mentre parla della sua esperienza alla guida della Ilica (Italian Language Intercultural Alliance) da lui fondata  con l’aiuto della “Cupola degli Italiani di NY”. Tra una lode alla Città Eterna e una battuta sulla sua squadra del cuore ("la Roma quest'anno non ha un portiere, ha un citofono...") il cavalier Marra ha spiegato ad Astro9colonne (Agenzia stampa)come e perché è nata Ilica: "Diciamo che è il frutto di 32 anni di riflessione, da me spesi negli Stati Uniti. Nel corso di tutto questo tempo sono stato impegnato nel 'sociale': prima all'interno della Niaf a fianco del 'chairman' Frank Stella, poi come ambasciatore dell'Order Sons of Italy" comunque come detto ad Astro9colonne, sempre ritrovo di "mafiosi" Italo-Americani, centro nevralgico e di smistamento della malavita Statunitense.

Perché ha sentito l'esigenza di fondare una nuova associazione?

"Perché percepivo che sia la Niaf che l'Osia si stavano evolvendo verso un'integrazione, giustissima, degli italiani nel tessuto di vita anglosassone, senza però che si facesse molto per  conservare la lingua e la cultura del nostro Paese. Col risultato che le rappresentazioni dell'Italia in America si sono ridotte a puro folklore e quando i bambini nati negli Stati Uniti tornano nel posto dove sono nati i nonni, si stupiscono del fatto che in Sicilia non si mangi tutti i giorni la pasta alla norma o che in Veneto sulla tavola della domenica non ci fosse la polenta e osei.  Marra non si rende neanche conto che gli Italiani sono cambiati, anzi, sogno un ideale ormai tramontato. Guardando i numeri poi la situazione è ancora più chiara: se nel 2000 negli Usa c'erano un milione e 420 mila famiglie che parlavano italiano, queste nel 2005 si sono drasticamente ridotte a un milione e 20 mila". Praticamente il quaranta per cento in meno...  MARRA non si rende conto che anche in italia si sono ridotti gli italiani che parlano italiano, anzi gli italiani che parlano arabo sono aumentate del 22%. Marra dice: "Esattamente. E' per questo che ho deciso di spingere nelle associazioni la promozione della lingua italiana insieme a quella inglese, iniziando a combattere contro le riunioni in inglese. Perché se si perde l'uso della lingua italiana diventa inutile Rai International, diventano inutili le agenzie di informazione per i connazionali nel mondo, si va incontro a una pericolosa involuzione. Ed è qui che interviene un'associazione come Ilica, per tutti quegli italiani che vogliono sì collocarsi in un mondo globale, ma senza perdere le sue peculiarità", come si percepisce dall'intervista. 
Si spieghi meglio.
"Faccio un esempio che mi riguarda direttamente: io sono americano. Sono pragmatico come uno statunitense, (ma fa affari come  i siciliani di altri tempi)  e sento di dovere molto al Paese che mi ha ospitato in tutti questi anni. Senza dubbio in tutto questo tempo ho perso molte cose che caratterizzano gli italiani, come può essere la voglia di vacanze, che non faccio più da ormai 24 anni. Però una cosa che non ho mai perso è l'amore per la nostra stupenda cultura, che va preservata come un tesoro preziosissimo".
Chi muove i fili della Ilica? Come mai gli ex vostri associati dicono che ci sono tanti pregiudicati al vostro interno? Tanti capi famiglie mafiose?
"Alla base c'è un gruppo di uomini d'affari, (non esistono Mafiosi) che ha deciso di riunirsi in un'associazione complementare, e non alternativa, a quelle che esistono da decenni. Un gruppo di persone che ha deciso di rispondere a domande come quelle che recentemente si è fatto il Washington Post, chiedendosi "A che serve la lingua italiana negli Usa?'".
Nonostante i chiari contatti con personaggi di dubbia moralità legale, Le istituzioni appoggiano nel suo lavoro?
"Certamente. Devo ringraziare il ministro Tremaglia, ma anche esponenti del PD che con il loro staff stanno svolgendo le pubbliche relazioni, e poi la Rai, che ci concederà per l'evento di New York due ore di diretta e quattro di differita. E posso garantire che nel corso del Galà faremo vedere che anche gli italiani sanno organizzarsi perché, qualsiasi cosa scriva il Washington Post, gli italiani si ricordano ancora la loro lingua e la loro cultura". Ma Marra non sa che il Washington Post sa che ILICA è l’espressione “lavata” della Mafia Italiana in America. (ndr luglio/2009).
V.T.

lunedì 11 febbraio 2013

I BURATTINAI



I BURATTINAI

Cosa si nasconde dietro le Associazioni  ITALO – AMERICANE
di V. T.

Il Giornalismo Investigativo questa volta si è fermato e si è interessato, alle loro manifestazioni. Ci siamo infiltrati e mentre eravamo in questi “meeting”. Credo che nella maggioranza dei casi, queste associazioni italo-americane sono piene di americani che di italiano hanno poco... lontani parenti, etc. Usano termini come "you give me agita" insistendo che "agita" è un termine italianissimo per indicare nervosismo...che noi non abbiamo mai sentito. Forse si usava una volta, io l'ho sentito solo in America. Ma non provare neanche a fargli notare che non si usa più, se la prendono abbiamo intervistato i dirigenti, gli associati specialmente imprenditori, politici, manager italiani che frequentano queste “gruppi” perché alla fine sono solo delle Lobby Settarie.  Quindi, “sweet_liberty”, non so quanto possano esservi utili, anzi direi che sono inutili. Se si tratta invece di organizzazioni promosse dall'ambasciata italiana, probabilmente il discorso e' diverso, un minimo di serietà e professionalità. Ma, se la vostra idea e' quella di utilizzarle come base per cercare lavoro negli USA, noi rimaniamo scettici sui risultati, al massimo vedrete omoni obesi con grossi anelli d’oro e catene alla “Tamarra” al collo, che di Italiano hanno poco, e donne con la pettinatura alla “lacca” degli anni ‘50. I dirigenti poi alla fine dei giochi sono quegli italiani (solo geneticamente provati) legati alle famiglie mafiose italiane o esponenti di grosse Lobby.
Comunque presentarsi alle loro riunioni non costa niente, e puo' essere un'ottimo metodo per abbattere la depressione, invece di usare la teobromina nel cioccolato, una o due sedute qui specialmente con una queste associazioni… la ILICA che tra le tante di cui segnaliamo la “Hit”, ILICA è quella più inquietante, perché il 92% degli iscritti sui motori di ricerca e sui forum se pur in incognita si dicono scontenti e senza risultati se non una “pagliacciata all’Americana”. Citiamo la tra le associazioni “barzelletta”: ITALIAN CULTURAL SOCIETY, CLUB ITALO AMERICANO, NOIAW – NATIONAL ORGANIZATION OF ITALIAN AMERICAN WOMEN e per ultima ma non per importanza la spettacolare “Bufala” di ILICA. Ne escono sensa lode e senza onore, NIAF - NATIONAL ITALIAN AMERICAN FOUNDATION,  ORDERS SONS OF ITALY.


FONTE ( http://direttoreufficiostam.wix.com/telegrafo1#!interni/c24ub )

venerdì 11 gennaio 2013



CONDANNATI PIETRO MANTERO E LE EDIZIONI SEGNO DI PIETRO MANTERO & C. SAS CONTRO L'ABATE PADRE GABRIELE PER LE DIFFAMAZIONI E BUGIE DIVULGATE A MEZZO STAMPA ED INTERNET

riceviamo e pubblichiamo

COME DA SENTENZA  CHE ALLEGHIAMO SENzA DARE ESPRESSAMENTE UN GIUDIZIO SI PONE FINE AD UNA CONTINUATA ED AGGRAVATA INGIURIA CONTRO IL NOSTRO ABATE PADRE GABRIELE DEL MONASTERO DI SAN BARTOLOMEO, CHE DA ANNI HA SUBITO GRAVEMENTE DANNI ALL' INTEGRITA' PERSONALE E RELIGIOSA, OVVERO COME DA CONDANNA DEL TRIBUNALE DI UDINE, "DISTRUGGENDO SENZA MOTIVO L'ONORE, LA DIGNITA', L'IMMAGINE, IL NOME, LA REPUTAZIONE E LA VITA DI RELAZIONE DELLO STESSO." RENDIAMO PUBBLICO IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA DEL GIUDICE ANDREA ZULIANI, SENZA EsPRIMERE UN PARERE MA SOLO PER EFFETTIVAMENTE COLLOCARE E DARE GIUSTO RISALTO A CHI FU IMPRESIONATO DALLE COSE CHE SCRISSE IL SIG. PIETRO MANTERO E LE SUE EDIZIONI SEGNO.
LA NOSTRA OPERA DI SAN MICHELE ARCANGELO, NELL'INCARDINARE PADRE GABRIELE FIUME HA INDAGATO SU TUTTI I FRONTI SIA DA PARTE DELLA CHIESA ORTODOSSA CHE DALLA NOSTRA CHIESA CATTOLICA ROMANA. PADRE GABRIELE OGGI PASSATO ALLA SANTA CHIESA CATTOLICA ROMANA CON DECRETO OSMA E GIURATO FEDELTA' AL ROMANO PONTEFICE NON E' MAI STATO COLPITO DA SCOMUNICA O DA SOSPENSIONE A DIVINIS E DA NESSUNA ALTRA CENSURA ECCLESIASTICA



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venerdì 14 dicembre 2012

Templari SI Templari NO: Ma, torniamo a noi ...



Così come avviene di tutte le cose ricercate o ambite, sia materiali che morali, allorché coloro che aspirano di venirne in possesso, comprendono di non poterle conseguire per via diretta,  ripiegano sui loro surrogati e, nello stesso modo, coloro che per mancanza di requisiti non sono in grado di poter ottenere un determinato Ordine cavalleresco, ricercano  la decorazione di un altro Ordine dal titolo quasi omofono, o dal colore del nastro o dalla forma dell'insegna, quasi identico al vero.

Sorgono così, per il soddisfacimento della vanità umana, le riesumazioni di antichi Ordini estinti o con nomi similari, o la invenzione cervellotica di rami di Ordini inesistenti o estinti, o la trasformazione in pseudo-Ordini cavallereschi di insegne di benemerenza.

La creazione di questi surrogati non è un prodotto soltanto straniero ma anche italiano.

In Italia si moltiplicano a vista d'occhio sedicenti ordini templari che si rifanno alla tradizione interrotta nel 1307 con la crudele persecuzione attuata da Filippo il Bello contro i cavalieri del Tempio. Ne spuntano in ogni città, molti specialmente in questo ultimo decennio e ogni gruppo sostiene di essere l'unico autentico. Ovviamente sono quasi tutti in lotta tra di loro e si scomunicano a vicenda. Basta navigare qualche ora nel Web per rendersene conto e visitare un mare di siti Internet con lo stesso stemma cavalleresco, le stesse croci rosse e lo stesso motto «Non nobis Domine» («Non a noi, Signore, ma al tuo nome dà gloria»).
Si sprecano gran maestri e cerimonie d'investitura, si rincorrono per tutta la Penisola frati e vescovi disposti a celebrare una Messa per i cavalieri e a farsi immortalare al loro fianco, si invoca l'autorità del Papa.

Tutti si definiscono cattolici, qualcuno «ecumenico», qualcun altro ammette che tra i suoi affiliati vi sono «fratelli massoni», qualcuno assicura di possedere addirittura l'autentico Santo Graal, la coppa usata da Gesù per l'ultima cena. C'è chi esibisce documenti «antichissimi», chi si fregia di lettere della Presidenza della Repubblica italiana, chi è orgoglioso di poter mostrare un riconoscimento dell'ONU.

Tutto questo fa nascere sì, tanta curiosità tra i fedeli ma ingenera  anche tanta confusione al punto che il 19 maggio del 2005 dovette intervenire Mons. Mauro Parmeggiani, che per incarico del Cardinale Vicario Camillo Ruini e con nota n. 581, invitava i parroci, i rettori di chiese e cappelle pubbliche o anche di istituti religiosi della diocesi di Roma a non ospitare le cerimonie dei cosiddetti gruppi “neotemplari”, dichiarando esplicitamente che la Chiesa riconosce solo il Sovrano militare ordine di Malta e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

 Invito non sempre rispettato per cui fu necessario  ribadire, a firma diMons. Luigi Moretti  Vicereggente del Vicariato di Roma. il 19 maggio 2009 con nota n. 755,  l'astensione
"da qualsiasi atto di investitura o altre consimili Cerimonie capitolari atte ad assicurare i favori divini sui partecipanti".



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Seguirà articolo a firma del prof. Adolfo Morganti, docente di pedagogia presso l'ISR della Diocesi di Rimini e presidente del GRIS della stessa diocesi.





Fonte GRIS - ARCIDIOCESI DI CAMPOBASSO-BOJANO


Tratto da:
Il Quotidiano - Martedì 16 nov. 2010 p. 14

Da:
Primo Piano Molise  - Giovedì 20 gennaio 2011, p. 13

La più grave violazione della sovranità nazionale


La più grave violazione della sovranità nazionale

Unione Bancaria Europea

 di Valerio Valentini
Urla di giubilo si sono levate al lieto annuncio: l’Unione Bancaria Europea è finalmente cosa fatta. Dopo 17 ore di parto, lo strumento – l’ultimo di una lunga serie – miracoloso che contribuirà a scacciare la crisi è stato partorito a Bruxelles. “Si tratta di un passo fondamentale per bloccare la spirale dei debiti”, ha annunciato entusiasta Van Rompuy, seguito a ruota dalla Merkel, secondo la quale si tratta di “un accordo dal valore inestimabile”.
In realtà quello che è stato approvato dall’Ecofin è soltanto il primo, e più basilare, passo verso una reale unione bancaria. E a frenare gli entusiasmi non siamo solo noi, populisti e nazionalisti, ma addirittura Wolfgang Schauble, il ministro dell’economia tedesco. Il quale, evidentemente senza prima avvisare il capo del suo stesso governo, ha affermato al termine delle riunioni: “Ancora una volta abbiamo creato intorno a noi aspettative che non potremo soddisfare, e questo è pericolosissimo”.
L’accordo siglato prevede soltanto, infatti, che a partire dal marzo 2014 la BCE possa esercitare un’azione di controllo nei confronti di tutti gli istituti bancari considerati “rilevanti” per l’economia dell’UE, cioè quelli con asset del valore di almeno 30 miliardi di euro o pari al 20% del Pil del proprio Paese. Ma, innanzitutto. non si capisce in base a quale logica le piccole banche di credito siano state esentate da qualunque controllo esercitato dalla BCE. O forse lo si capisce bene, se si pensa che la Germania è il Paese europeo col maggior numero di istituti di credito che rispondono a quelle caratteristiche. In realtà la Merkel ha strappato anche un’altra concessione: nel testo approvato dall’Ecofin non è infatti indicata alcuna scadenza che obblighi la BCE a controllare direttamente le banche più grandi: perché quest’ansia di posticipare il controllo? Se c’è davvero urgenza di applicare un provvedimento per arginare la crisi, come mai non è stato inserito nessun termineentro il quale aprire archivi e forzieri delle banche alle ispezioni dell’Eurotower? Il commissario europeo Michel Barnier, uno dei principali sostenitori dell’accordo raggiunto, s’è lamentato proprio del fatto che, con queste regole, ci sarà tempo e modo, per i grandi istituti bancari, di effettuare una nuova ricapitalizzazione prima che la BCE possa entrare in azione per eseguire i controlli.
E dire che uno dei più importanti editorialisti del Financial Times, Wolfgang Munchau, già alla fine di ottobre osservava che il non stabilire nessun termine avrebbe finito col rendere l’Unione Bancaria del tutto inutile ai fini della risoluzione della crisi. “Ammesso che l’istituzione dell’unione bancaria, fiscale ed economica, se realizzata in maniera adeguata, possa creare un’organizzazione istituzionale minimamente sufficiente per un’unione monetaria sostenibile, c’è comunque un grosso problema: l’unione monetaria potrebbe esplodere molto prima che il nuovo meccanismo di controllo entri in vigore”. E si riferiva alla seconda metà del 2013, ritenendola comunque una data troppo lontana! Invece, tutto è rinviato al marzo 2014. “L’unione bancaria – diceva esplicitamente Munchau – così come è stata ideata, non ci sarà di alcun aiuto per la crisi attuale”.
Ancora una volta, dunque, la necessità di agire in fretta per evitare la catastrofe viene strumentalizzata per modificare l’assetto istituzionale dell’Unione Europea e dei suoi principali organismi. Infatti, come lo stesso Munchau metteva in luce, ci sono “importanti aspetti del progetto” dell’Unione Bancaria che “richiederanno delle modifiche ai trattati europei vigenti”. Prima si fanno i progetti, insomma, e poi si cambiano le regole preesistenti per permettere a quei progetti di poter essere approvati.
Ma quale sarebbe lo scopo dell’Unione Bancaria, allora, visto che sarà inutile per la risoluzione della crisi? Difficile dirlo, ma Munchau ha proposto un’analisi che ai lettori del blog non suonerà poi così originale.
“ Col passare del tempo l’unione monetaria usurperà l’Unione Europea. Essa avrà la sua propria unione bancaria, il suo proprio budget, la sua propria unione politica e, in ultimo, il suo proprio mercato unico: cioèqualcosa che non è legalmente possibile, ad oggi. L’unione bancaria e i suoi organismi di contorno costituiscono il più grande atto di integrazione politica in Europa dai tempi della creazione della Comunità Economica Europea, 55 anni fa. Io sono convinto che queste istituzioni saranno qualcosa di ancor più importante dell’euro stesso, poiché rappresentano una significativa violazione della sovranità nazionale a vari livelli ”.
Con la scusa della crisi, tanto per cambiare, si derubano progressivamente i Paesi europei di un po’ della loro indipendenza e del loro diritto di autodeterminazione, soprattutto in senso democratico. E’ mai possibile che nessuno, di fronte a una prospettiva di cambiamento così fondamentale per gli assetti futuri di un intero continente, abbia ritenuto opportuno quantomeno chiedere il parere dei cittadini? Possibile che essere europeisti debba declinarsi solo in una delega in bianco a un’oligarchia di bancofili ebbri di capitalismo sfrenato e di finanza?

Non c'era nessun baratro: Il Golpe - Economico


Non c'era nessun baratro

 Non c'era nessun baratro

 La differenza di 2 punti percentuali sugli interessi da pagare sulle nuove emissioni di debito, che per l'anno in corso sarebbe stata di 3/400 miliardi, ci sarebbe costata 5 miliardi in più, oltre agli 80 annuali. Questo era il costo dello spread che fece gridare la stampa italiana al "Fate presto!" e legittimò la destituzione di un governo e l'avvento di quello dei banchieri. Per chi dice che 5 miliardi sono tanti, ricordo che il MES (Il fondo salva-stati di cui non avevamo alcun bisogno e che ha arricchito esclusivamente la Germania) ci è costato già 15 miliardi di anticipo e ci ha indebitati di almeno 125, e che il Fiscal Compact ci costerà 50 miliardi all'anno. E potremmo continuare, con i costi della politica di depressione economica del Governo Monti,  che sono incalcolabili.


 Berlusconi queste cose le dice adesso perché è entrato in campagna elettorale, ma questo non toglie che siano cose vere. Ma allora, se il baratro non c'era, perché ci hanno inflitto tutte queste sevizie finanziarie, questo regime di austerità, di ipertassazione e di rigore? E perché i media hanno accompagnato quello che ora è sempre più chiaro essersi trattato di un Golpe economico-finanziario, come lo chiamai quando andai a Matrix, mentre gli italiani se la facevano sotto e idolatravano il faraone Monti, che li avrebbe tirati fuori dalle sabbie mobili?

 Berlusconi dovrebbe rispondere anche a questo. Si dimise perché non aveva una maggioranza, ma avrebbe dovuto denunciare subito quello che era accaduto, e soprattutto non avallare con l'appoggio parlamentare quello che, forse, si sarebbe potuto evitare.

 Ecco che allora acquisicono un peso e un senso ancora maggiori le parole del senatore Garavaglia, pubblicate da questo blog qualche mese fa. Il ricatto fu a monte: la troika entrò in Parlamento e costrinse i parlamentari ad appoggiare la creazione di un nuovo Governo. Se non avessero accettato, non si sarebbe più trattato di un semplice aumento di spread, che come abbiamo visto non era determinante, ma dell'affossamento dell'intero servizio del debito. Avrebbero cioè smesso di comprare i titoli di Stato e lo Stato non avrebbe più potuto finanziarsi, essendo legato a una moneta che non controlla.

 La domanda allora diventa: chi ha un potere così grande da boicottare il collocamento delle nuove emissioni di titoli di Stato, giacché in teoria dovrebbero essere disponibili al libero mercato? La risposta, per una volta, è semplice. Lo Stato non vende a privati, ma ha una lista di specialisti autorizzati: super-banche in grado di collocare miliardi e miliardi di titoli al settore privato e ai circuiti finanziari. Chi sono questi specialisti? Anche a questo possiamo rispondere: ve li avevo mostrati il 20 aprile 2012. Indovinate un po' chi campeggia in cima all'elenco? Barclays, Banca Imi, Unicredit, JP Morgan e Deutsche Bank. Sì, proprio quegli istituti che uno studio scientifico colloca tra le 50 super-banche che controllano tutto, ogni cosa. Ve ne avevo parlato a L'Ultima ParolaDeutsche Bank, in particolare, è stata all'origine della crisi del debito sovrano italiano, liquidando improvvisamente 7 miliardi di titoli, la cui vendita ha innescato la corsa pazza dello spread.

 Deutsche Bank ha dunque suonato la carica dello speculazione, accendendo la miccia. E aveva anche un movente: lo studio "Guadagni, concorrenza e crescita", nel quale indicava la lista della spesa da fare in Italia, con le privatizzazioni. Inoltre, Deutsche Bank era (ma dovrei dire "è") tra i pochi che avevano la possibilità di ricattare materialmente lo Stato, chiudendo i rubinetti delle nostre emissioni, ostacolando il loro collocamento e causando il default del sistema Paese, essendo uno dei pochi grossi specialisti in titoli autorizzati dal Tesoro.

 Quanti indizi fanno una prova?