mercoledì 14 novembre 2012

DIFFAMAZIONE, TORNA IL CARCERE AI GIORNALISTI


DIFFAMAZIONE, TORNA IL CARCERE AI GIORNALISTI - LAZIO, MOLISE E LOMBARDIA ALLE URNE IL 10 E 11 FEBBRAIO - IMPRESE, PIÙ SGRAVI E INCENTIVI - STATALI, ARRIVA UN MAXI TAGLIO - USA, ALTRO GENERALE SOTTO ACCUSA, 30 MILA MAIL INVIATE A UNA DONNA’ - MARUCCIO (IDV) MALATO DI VIDEOPOKER - ROMA, È IL GIORNO DEL CENTRO ASSEDIATO…


Da "il Velino"
FOTOMONTAGGIO - ALESSANDRO SALLUSTI IN CARCEREFOTOMONTAGGIO - ALESSANDRO SALLUSTI IN CARCERE
LA REPUBBLICA - In apertura: "Fisco, ecco gli sgravi delle famiglie". Editoriale di Adriano Sofri: "Lo sciopero global". Al centro, fotonotizia: "Usa, altro generale sotto accusa, 30 mila mail inviate a una donna'". Ancora al centro: "Colpo di mano al Senato, sì al carcere per i giornalisti". In basso: "Fiume killer, tre morti in Toscana".
LA STAMPA - In apertura: "Diffamazione, torna il carcere ai giornalisti". Editoriale di Luigi La Spina: "La governabilità si conquista, non è un diritto". Di spalla: "Crolla un ponte, tre morti a Grosseto". In basso: "Imprese, più sgravi e incentivi".
MARUCCIO DI PIETROMARUCCIO DI PIETRO
IL GIORNALE - In apertura: "Che vigliacchi i politici: torna (in segreto) il carcere per i giornalisti". Editoriale di Alessandro Sallusti: "Fate ridere, fate pena" Accanto: "I regali di Monti, un anno di tasse". Al centro, fotonotizia: "Manette in casa Di Pietro". Sotto: "Se la democrazia annega nella critica televisiva"
IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Detrazioni più alte per i figli". Editoriale di Fabrizio Forquet: "Credibilità riconquistata, ma timidi su fisco e spesa". Sotto: "Banche, il trading fa salire gli utili". Di spalla: "Diffamazione, ritorna il carcere per i giornalisti".
xxx paula e david petraeusXXX PAULA E DAVID PETRAEUS
IL MESSAGGERO - In apertura: "Statali, arriva un maxi taglio". Editoriale di Paolo Pombeni: "L'illusione maggioritaria degli sfidanti alle primarie". Di spalla: "Diffamazione, sì al carcere per i giornalisti". In basso: "Maruccio (Idv) malato di videopoker".
IL TEMPO - In apertura: "Il biscazziere dell'Idv". Editoriale di Mario Sechi: "Una caduta necessaria per risalire". Al centro, fotonotizia: "Monti e Cameron, l'unione dei diversi". Di spalla: "Lazio, Molise e Lombardia alle urne il 10 e 11 febbraio". Sotto: "Roma, è il giorno del centro assediato".
IL FATTO QUOTIDIANO - In apertura: "Il Senato vota: i giornalisti in galera". Editoriale di Marco Travaglio: "Csx factor". Al centro: "Viaggio a 5 stelle: sette ragazzi all'assalto del Molise". Sotto: "Maruccio schiavo dei videpoker".

mercoledì 7 novembre 2012

È ARRIVATA LA SOCIETÀ SENZA CONTANTI


È ARRIVATA LA SOCIETÀ SENZA CONTANTI

... Mondex è la compagnia che fornisce [un] sistema di danaro elettronico ed ha già più di 20 nazioni che
aderiscono al loro piano. Questo sistema fu creato nel 1993 dai banchieri londinesi Tim Jones e Graham
Higgins della Natwest/Coutts, la banca di fiducia della famiglia reale britannica. Questo sistema è basato su
una tecnologia SMARTCARD che impiega microcips incorporati in una carta di plastica che contiene moneta
elettronica, l’identificazione del possessore, e altre informazioni. Tutte le transazioni sono rese sicure da un
sistema chiamato SET (Secure Electronic Transaction).
... Continuando a parlare di carte si può usare un dispositivo chiamato PET (Personal Electronic Transfer).
Questo portafogli della grandezza e nella forma di una calcolatrice permette di effettuare trasferimenti di
valuta con altri possessori di questa carta. Le carte sono in collegamento anche con la Nortel/Bell Vista 360
phone, Millennium per pagare il telefono, ATMs, per il Personal Computer, con internet, e con affari
commerciali e istituzioni interattive. Questo sistema di pagare senza soldi è stato testato ampiamente nella
città di Guelph, in Ontario, Canada, in Gran Bretagna, e un U.S.A.. Tutte le banche canadesi hanno aderito a
Mondex. ... La CIBC (Canadian International Bank of Commerce) ha istituito un modello simile di pagamento
senza contanti chiamato Nortel a Brampton, in Ontario. Più di 250 società in 20 nazioni sono incluse con
Mondex e molte nazioni sono già in procinto di usarlo. ... I Paesi dell’Unione Europea si aspettano di
adottare il sistema Mondex come soluzione all’unificazione monetaria. Altri sistemi smartcard verranno
messi presto a disposizione a favore di Mondex, specialmente da quando Mastercard ha comprato il 51%
del pacchetto azionario della compagnia. ... “Con la copertura finanziaria di MasterCard, adesso non c’è più
niente che possa fermare Mondex dal diventare uno standard globale.”
Alla fine, l’idea di portare sempre con sé una carda diventerà obsoleta e ci sono degli svantaggi, infatti la
carta è predisposta a danneggiarsi, ad essere persa o rubata. La soluzione finale sarà di avere il microchip
semplicemente piazzato all’interno del corpo umano come fanno già adesso per identificazione degli
animali domestici. INFOPET è una delle tante compagnie che fornisce un bio-chip iniettato sotto la pelle
dell’animale. Il chip può essere letto con uno scanner, il codice che identifica il proprietario e l’animale
domestico è memorizzato su un computer. Questo sistema vanta il fatto di poter tenere sotto controllo più
di 1 bilione di animali domestici con satelliti e altro. Motorola, che produce i microchips per la Mondex
smartcard, ha sviluppato diversi bio-chips innestabili nel corpo umano. Il chip BT952000 fu progettato dal
Dr. Carl Sanders … misura 7 millimetri di lunghezza e 0.75 di larghezza, circa le dimensioni di un granello di
riso. Contiene una batteria al litio ricaricabile. Questa batteria è caricata con un circuito “thermo” che
produce tensione elettrica dalle fluttuazioni della temperatura corporea. Si sono spesi più di 1.5 milioni di
dollari per studiare dove piazzare il chip all'interno del corpo umano. Si sono trovati solo 2 posti adatti ed
efficaci, la FRONTE giusto sotto l’attaccatura dei capelli, e il dorso della mano.
...“Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano
destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della
bestia o il numero che corrisponde al suo nome.” (Apocalisse 13,16-17)
Il Dr. Sanders era contro l’uso della batteria al litio poiché è risaputo che se si rompesse il litio, esso
causerebbe una GRAVE VESCICA o un immenso dolore e non poche complicazioni per chi ce l’ha.
“Il primo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un’ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che avevano il
marchio della bestia e che adoravano la sua immagine.” (Apocalisse 16,2)
1
In seguito il Dr. Sanders lasciò il progetto e si interessò delle profezie della Bibbia concernenti il marchio
della bestia; si convertì in seguito alla fede Cristiana e adesso conduce dei seminari su questo argomento. ...
La parola greca di marchio usata nella Bibbia è charagma, il che significa una scalfittura, o incisione, stampa,
insegne, o marchio di schiavitù. Il numero 666 nella frase greca “Chi-Xi-Sigma”, ficcare, perforare, un
marchio inciso o perforato per il riconoscimento di proprietà.
... AT&T/Lucent Technologies acquistò il contratto di esclusiva della Mondex USA. Il loro logo è il simbolo
del Serpente Solare o il DRAGONE ROSSO che è Satana. LUCENT è composto LUCIFER - ENTERPRISES.
Sembrano essere flagranti dando il nome ai loro prodotti con STYX (lo Stige, il fiume dell’inferno), JANUS
(Giano, il dio bifronte) e INFERNO pubblicizzato con la citazione tratta dall’“Inferno”, una storia di LUCIFER
nelle viscere dell’inferno. L’“anello di fuoco” è l’antico Pantheon.
... Fino a quando non sarà pratico mettere un microchip in tutti i prodotti che devono essere comprati e
venduti, un codice a barre UPC fa questo lavoro in modo soddisfacente. Quello che molta gente non realizza
è che questo è il “marchio della bestia” per i prodotti che compriamo tutti i giorni. Tutti i codici a barre UPC
contengono i numeri 666. Troverai una delle due versioni del marchio. Il più comune ha 10 numeri divisi in
due parti. L’altra ha 6 numeri. In entrambe le versioni ci sono tre barre non identificate. Queste barre sono
6, 6, e 6. Queste sono chiamate barre di guardia, danno informazioni allo scanner circa la partenza, la
divisione e l’arresto della lettura.
“Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo
numero è 666.” (Apocalisse 13,18)
... Con LUCID l’autorità giudiziaria sarà in grado di braccare tutti i nostri movimenti, transazioni, e
conoscenze. Simon Davies della Privacy International investigò sulle richieste di anonimato di Mondex e
trovò che stavano controllando tutti i movimenti nei tribunali rompendo specifici accordi legali. Molti se
non la maggior parte dei 17 originali o finanziatori di Mondex sono dei distretti bancari di Londra
appartenenti al Club of the isles, una cartella bancaria della casata dei Windsor gioca un ruolo importante
sull’economia globale attraverso incontri segreti e alleanze strategiche queste potenti istituzioni
massoniche influenzano il mondo politico, delle finanze, delle risorse, e persino la polizia e le strutture delle
nazioni unite. Il loro scopo è un nuovo tipo di ordine mondiale basato su un governo globale, una sola
religione, e un’economia elettronica mondiale.
... Il logo di Mondex contiene 3 anelli concatenati, ... “originariamente un simbolo di imprigionamento e
schiavitù, sconfitta. ... Gli anelli concatenati della catena significano potere e unità durevole ... o che in
guerra... una roccaforte è stata squarciata.” (dizionario dei Simbolismi, Hans Biedermann, pg. 63-64)
... Un altro simbolo utilizzato da Mondex è la farfalla. Questo simbolo ha numerosi significati mistici ma il
più importante è quello della cattura dell’anima. La parola Greca di farfalla e di anima è “psyche".

FONTE: http://www.the1phoenix.net/x-files/chip.htm#microchip4

lunedì 5 novembre 2012

Inventori di malattie: per vendere farmaci a persone sane


Inventori di malattie: per vendere farmaci a persone sane



«Il nostro sogno è inventare farmaci per gente sana»: la frase, attribuita ad Henry Gadsen, direttore generale della multinazionale farmaceutica Merck, riassume la filosofia del “Disease mongering”, ovvero: la scienza (mostruosa) degli “inventori di malattie” che creano patologie a tavolino per poi vendere più farmaci. L’argomento, delicatissimo, è stato affrontato il 9 ottobre a Genova, a poche settimane dalla storica sentenza di patteggiamento siglata dalla multinazionale farmaceutica Pfitzer. L’azienda sborserà 2,3 miliardi di dollari: la sanzione punisce la spregiudicatezza degli informatori scientifici e la corruzione dei medici al fine di aumentare le prescrizioni.
Se n’è parlato al forum genovese promosso dalla rivista “Diagnosi & Terapia” e dall’associazione “Giù le mani dai bambini”, con il Comune di Genova e con il disease-mongering-2patrocinio di Provincia, Regione Liguria e Ordine dei Medici. Introdotti da una sintesi del recente documentario di RaiTre “Inventori di malattie”, i relatori hanno esaminato la pratica del “disease mongering”, la raffinata tecnica di marketing che prevede l’invenzione a tavolino di malattie al fine di vendere “blockbuster” farmaceutici come il Ritalin, il Prozac, il Tamiflu ed altre molecole sempre più presenti negli armadietti dei medicinali di ogni famiglia della penisola, che è – per numeri assoluti – il quintomercato farmaceutico al mondo.
Bambini troppo agitati e distratti? E’ la sindrome Adhd. Che secondo Stefano Scoglio, esperto nutrizionista e ricercatore, «è una case history di marketing su cui dobbiamo interrogarci, come denuncia il documentario di RaiTre», visto l’abuso di psicofarmaci a cui si ricorre sistematicamente. «Siamo ad oltre 20 milioni di ricette di metanfetamine all’anno, con un giro di affari da miliardi di dollari». Per Scoglio esistono prodotti di origine naturale, di comprovata efficacia e con bassissimi profili di rischio. «Ma dato che non sono brevettabili e quindi non si può ‘proteggere’ l’investimento, nessuno fa ricerca su queste molecole, penalizzando i piccoli pazienti: perché allora non ci pensa il ministero della salute?».
Per l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, ora presidente della fondazione “Università Verde”, il ruolo di controllo delle associazioni rappresentative della società civile è riconosciuto e accettato dalle istituzioni pubbliche di molti paesi del mondo, tranne in Italia, dove è ancora visto con diffidenza». Le ‘lobby bianche’ devono mettersi in rete e fare fronte comune: «Le multinazionali del farmaco hanno strutture di pr e marketing efficientissime e sono presenti costantemente nei corridoi delle istituzioni che contano. Chi ambisce a disease-mongering-1contrastare queste pratiche dibusiness troppo aggressive deve imparare ad organizzarsi».
«Questi prodotti salvano vite ed hanno allungato le aspettative di esistenza dell’uomo nell’ultimo secolo», ammette Enrico Nonnis, di “Psichiatria Democratica”, ma parlare oggi di marketing farmaceutico invadente è come scoprire l’acqua calda. «E’ mai possibile che solamente il sollevare questi argomenti eticamente sensibili susciti reazioni forti e contrarie?».
Per non parlare del “Disordine disforico da deficit ansiogeno da consunzione di attenzione sociale”: «Una finta malattia, con tanto di farmaco fittizio per curarla e sito internet per promozionarla», inventata provocatoriamente da un suo collega medico. «La verità – aggiunge Nonnis – è che noi medici siamo così bombardati di informazioni che a volte non possiamo più distinguere tra quello che è marketing e quello che è vera scienza».
«La salute è un’industria, fa gola a molti, e la pressione delle aziende farmaceutiche è certamente forte», riconosce Alberto Ferrando, pediatra e vicepresidente dell’Ordine dei Medici. «Ogni approccio terapeutico dev’essere diverso dall’altro. Ora le sirene dell’industria cercano di rivolgersi  non solo più al medico, ma direttamente ai malati. Il “disease mongering” esiste, eccome, e a volte noi medici neppure conosciamo questi meccanismi: ai colleghi più giovani disease-mongering-3ricordo che non esiste solo la scienza medica, c’è anche una scienza del marketing».
Il sistema è «inquinato» alla base, avverte Federico Mereta, medico e giornalista. «Invece di intervenire per curare, pare che a volte l’obiettivo sia quello di creare surrettiziamente malessere, al fine di proporre poi soluzioni pronte per risolverlo, possibilmente che rendano molto denaro». Emilia Costa, docente di psichiatria alla Sapienza diRoma, la chiama «complessa ed articolata strategia per il condizionamento del mercato della salute». La professoressa la definisce «un’ipnosi dolce, che mira a convincere gli individui circa l’utilità incondizionata del farmaco. Non è più il dottore che cura il paziente, ma il farmaco: noi medici siamo diventati esclusivamente distributori di ricette?».
Distributori, in molti casi, “complici” dell’industria farmaceutica. «Tre quarti dei colleghi che hanno redatto il Dsm (il catalogo diagnostico delle malattie mentali), hanno rapporti finanziari con le case farmaceutiche», accusa Paolo Roberti di Sarsina, dirigente di psichiatria ed esperto del Consiglio Superiore di Sanità. Non è tutto: «Più del 90% della ricerca scientifica è finanziato dall’industria, e oltre la metà del budget dell’Agenzia Europea del Farmaco è garantito dai produttori». Quello che il sanitario auspica è «una pandemia, certo: ma di consapevolezza».
Il problema non sono le industrie, che spingono alla follia sulle leve del marketing per svuotare i magazzini di vaccini contro l’influenza A: il problema sono gli Stati che ne acquistano decine di milioni di dosi, accusa Franco De Luca, medico e autore del libro “Bambini e (troppe) medicine” (Il Leone Verde edizioni). «Cosa possiamo fare noi medici? Dare segnali chiari: rinunciare ad omaggi e regalie, privilegiare corsi di formazione non sponsorizzati dalle industrie, dichiarare sempre – se esistono – i legami finanziari con i produttori, richiedere a gran voce la pubblicazione delle ricerche scientifiche sui farmaci».
Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, è divenuto famoso per la battaglia contro l’abuso di psicofarmaci sui piccoli pazienti. «Un recente rapporto di Business Insights, una delle più note riviste destinate ai dirigenti del settore pharma – afferma Poma – dice che la capacità di “creare mercati per nuove malattie si traduce in vendite” e che “una delle migliori strategie consiste nel cambiare il modo in cui la gente percepisce i propri disturbi”». Vie d’uscita? Agire sui pazienti, informarli, metterli in guardia. Perché «gli anni futuri saranno i testimoni privilegiati della creazione di malattie patrocinate dalle industrie» (info:portavoce@giulemanidaibambini.org).

mercoledì 31 ottobre 2012

Scandalosa Grecia, arrestato un reporter smaschera i super-evasori:


Scandalosa Grecia, arrestato un reporter smaschera i super-evasori: 



L’ha fatta franca il deputato neo-nazista che prese a cazzotti una collega comunista in diretta tv, mentre le manette sono scattate per il giornalista che ha osato pubblicare la lista dei duemila super-evasori greci. Tra questi, figurano tre ex ministri, l’attuale presidente del Parlamento, molti funzionari pubblici, diversi uomini d’affari ellenici e giornalisti, nonché un importante consigliere dell’attuale premier Antonis Samaras e lo stesso leader del partito di governo “Nea Dimokratia”. Kostas Vaxevanis, direttore della rivista “Ad Hoc”, è finito in carcere poche ore dopo la diffusione dell’elenco di 2.059 presunti evasori fiscali, accusati di possedere conti in Svizzera. E dire che quella lista, spiega Marco Santopadre su “Contropiano”, era stata trasmessa nel 2010 al governo ellenico dall’allora ministro delle finanze francese Christine Lagarde, «oggi odiata direttrice dell’Fmi».
E la copia originale del documento? Secondo Atene sarebbe “sparita”. «Il governo greco – aggiunge “Contropiano” – ha infatti “richiesto” alcuni giorni Kostas Vaxevanisfa alla Francia di inviare di nuovo il documento», ottenuto due anni fa nell’ambito dell’inchiesta sulle rivelazioni di un ex dipendente della banca svizzera Hsbc. Atene attende una “risposta” da Parigi. In realtà, afferma Santopadre, la polizia ellenica aveva ottenuto i dati già il 2 ottobre, ma il ministero delle finanze di Atene li aveva chiesti di nuovo perché i dati erano stati ottenuti illegalmente dalla fonte originale e dunque il loro utilizzo sarebbe statoanalogo allo spionaggio industriale. Poi, però, l’indignazione popolare «scatenata dalle melina del governo» ha di fatto obbligato il ministro Yannis Sturnaras a darsi da fare. Lo stesso Sturnaras, che sostiene di aver “appreso dai giornali” l’esistenza di quel file, aveva dovuto lanciare una ricerca che ha visto coinvolti anche i servizi segreti per rimettere le mani sul dossier incriminato, dopo che anche la Corte Suprema aveva confermato che i dati provenivano «da un rappresentante ufficiale di uno Stato per via diplomatica», e dunque potevano essere usati senza problemi.
«La stampa ellenica – riferisce “Contropiano” – non ha risparmiato il veleno sulla classe dirigente, affermando che tutti, nel governo attuale e in quelli precedenti, conoscevano benissimo le identità degli evasori e che semplicemente hanno fatto di tutto per non perseguirli». E non si parla di pochi spiccioli: a luglio, lo stesso ministero delle finanze aveva indicato come negli ultimi due anni oltre 16 miliardi di euro siano stati esportati fuori dal paese, il 10% verso la Svizzera. Fatto che sta il giornalista, reo di aver fatto il suo dovere, è stato arrestato per “violazione della privacy”. Secondo l’accusa, «ha pubblicato una lista di nomi senza permesso», e inoltre «non c’è prova che quelle persone abbiano violato la legge», sostengono i magistrati, su cui piovono i fulmini dell’opinione pubblica e del sindacato giornalisti ellenico. Rilasciato in vista dell’udienza, Vaxevanis difende il suo il suo operato in un video-messaggio diffuso su Internet: «Non ho fatto altro che quello che ogni giornalista è obbligato a fare: ho rivelato la verità che stavano nascondendo. Invece di arrestare gli evasori, cercano di arrestare la verità e la libertà di stampa».

L’Angola, ex colonia, ora si compra il Portogallo in mutande


L’Angola, ex colonia, ora si compra il Portogallo in mutande



Ricordo – di nuovo – un vecchio racconto di fantascienza, uno dei tanti: si chiamava “L’inverno senza fine”, di John Christopher, lo stesso autore di “Morte dell’Erba”. Roba catastrofista. Nel racconto, una nuova glaciazione ricopriva l’emisfero boreale e gli europei, ridotti alla fame, emigravano in massa in Africa nelle ex-colonie, dove finivano a fare le domestiche e i camerieri. La fantascienza catastrofica prima o poi trova sempre il modo di avverarsi, ed ecco che un po’ la stessa cosa sta succedendo tra l’europeo Portogallo e l’arretratissima Angola. Secondo l’osservatorio per le migrazioni, sono già 100 mila i giovani portoghesi che hanno fatto le valigie, sono fuggiti dal loro Paese che affonda e si sono diretti a cercare lavoro in Africa nella ex-colonia.
Non ci crederete, ma gli stipendi sono superiori: un ingegnere, un giornalista, un consulente di finanza, a Luanda guadagnano il triplo che a bambina africana (Photopin)Lisbona e con vitto e alloggio pagati. D’altronde, avevamo già letto con stupore che la stessa cosa accade in Spagna, addirittura con i barconi di clandestini spagnoli che tentavano di sbarcare in Algeria alla chetichella, e citavamo ancora l’inevitabile Christopher. Non solo. Il petrolio fa miracoli, e quindi l’Angola con la suacrescita del 12% l’anno si sta comprando il Portogallo. Il ministro portoghese, anche lui in giro col cappello in mano per tentare di vendere i beni pubblici, ha trovato una sponda favorevole nei quattrini angolani.
In soli sette anni, gli investimenti angolani in Portogallo sono passati da 1,6 a ben 116 milioni di euro. Il 3,8 della capitalizzazione azionaria di Lisbona è in mani angolane, secondo “Rotocalco Africano”. Questa crisi, e soprattutto il folle modo in cui la si sta gestendo, cambierà la faccia all’Europa e al mondo. Ma non illudetevi: non esistono popoli poveri che diventeranno ricchi. Garantito è invece il contrario.
(dal blog “Crisis”)

domenica 28 ottobre 2012

CON IL CORTILE DEI GENTILI, AD ASSISI VA IN SCENA LA TEOLOGIA DEL DUBBIO


CON IL CORTILE DEI GENTILI, AD ASSISI VA IN SCENA LA TEOLOGIA DEL DUBBIO
Napolitano e Passera ospiti del cardinal Ravasi nella rassegna dall'inquietante titolo: ''Dio, questo sconosciuto''

di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

"L'elenco dei partecipanti è impressionante": così dice L'Espresso e, per una volta, non lo si può contraddire quando parla di questioni ecclesiali. Anzi, non si riuscirebbe trovare espressione più efficace di quella usata dal laicissimo settimanale romano per presentare la nuova iniziativa sorta sotto l'egida del Cortile dei Gentili guidato dal cardinale Gianfranco Ravasi.
Persino la gazzetta ufficiale dell'intellighenzia laica strabuzza gli occhi, anche se con compiacimento, e, a pagina 93 del numero 39, scrive proprio così: "L'elenco dei partecipanti è impressionante". Non si può certo biasimare l'A.C.P. che sigla il pezzo, visto che poi spiega: "Da Susanna Camusso a Umberto Veronesi, da Massimiliano Fuksas a Gustavo Zagrebelsky, da Enzo Bianchi ad Alex Zanotelli. E poi Lucia Annunziata, Luigi Berlinguer, Franco Bernabè, Giancarlo Bosetti, Vincenzo Cerami, Ferruccio de Bortoli, Umberto Galimberti, Giulio Giorello, Ermanno Olmi, Ermete Realacci... Tutti riuniti ad Assisi, venerdì 5 e sabato 6 ottobre, per una nuova tappa del Cortile dei gentili, la serie di incontri per promuovere in tutto il mondo il dialogo tra cristiani e non credenti avviata dal cardinal Gianfranco Ravasi nel febbraio del 2011. Titolo della due giorni di Assisi ribattezzata "Cortile di Francesco": Dio, questo sconosciuto".
In effetti, il titolo pare azzeccatissimo. Tanto più se si scorre l'elenco dei partecipanti. [...]
Uno splendido parterre che pare quasi l'elenco delle figurine di un gioco di società che potrebbe chiamarsi "Bravo chi trova il cattolico". E invece è qualcosa di serio, di terribilmente serio. O "impressionante", come si compiace L'Espresso. Tanto serio che la due giorni di Assisi si apre con un serissimo dialogo tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il cardinale Gianfranco Ravasi e si chiude con un dialogo tra il ministro Corrado Passera e, naturalmente, il cardinale Gianfranco Ravasi.
Si sarebbe tentati di eccepire subito sul piano dottrinale, sul piano ecclesiale, sul piano culturale, sul piano formale e su svariati altri piani. Ma prima bisogna concedersi una spruzzatina di sana demagogia, un puf di quel censurare che piace tanto alla Chiesa che piace e dovrebbe trovare orecchie sensibili tra organizzatori e partecipanti dell'evento in questione, visto che si apprestano ancora una volta ad abusare di Assisi e del nome del Poverello. Insomma, quanto costa questa faraonica kermesse, nel cui programma c'è di tutto, persino un laboratorio di scrittura creativa, tranne una Messa? Chi paga? Con i soldi di chi? Il presidente Napoletano viene a spese del contribuente italiano, del cattolico che versa l'otto per mille o a spese proprie? E il ministro Passera? Ed Eraldo Affinati? E Lucia Annunziata? E tutti gli altri, in ordine alfabetico, fino ad Alex Zanotelli?
Davanti a queste semplici domande, ci sarà qualcuno così sprovvisto di pudore da gridare effettivamente alla demagogia. Ma chi di demagogia ferisce di demagogia perisce: non sarebbe stato meglio, in tempi di crisi come questi, impiegare in qualche opera di carità i soldi necessari per mettere su un simile simposio? Riesce onestamente difficile immaginare qualche professionista della rampogna alla Chiesa costantiniana trionfalista e collaterale al potere che questa volta si alzi in piedi e osi dire che no, con Napolitano non si può, che questo è meretricio perpetrato con il potere di turno, che è il momento della sobrietà. Lo farà, tanto per fare un esempio, il Priore-di-Bose-Enzo-Bianchi, così avvezzo a bacchettare la Chiesa di tutti i secoli tranne quella a sua immagine somiglianza? Lo farà Alex Zanotelli, l'icona del Vangelo ridotto a sociologismo? Trovandoli nell'elenco degli ospiti della kermesse, si direbbe proprio di no.
Ma, purtroppo, non è questo l'aspetto più inquietante della vicenda. Il problema è un altro, ed è che ad Assisi ci si appresta a mettere in scena una nuova versione riveduta e aggiornata di quella teologia del dubbio che tanto aveva avuto fortuna grazie al cardinale Martini con la Cattedra dei non credenti. E non è un caso che, alla regia, ora vi sia un cardinale cresciuto alla scuola del martinismo come Gianfranco Ravasi. La matrice è evidentissima sin dalla pagina del sito del Cortile dei Gentili in cui si presenta l'iniziativa: "In occasione dell'Anno della Fede, indetto da Papa Benedetto XVI, il Cortile dei Gentili vuole raccogliere e dare forma al grido spesso silenzioso e spezzato dell'uomo contemporaneo verso un Dio che per un numero crescente di persone rimane un 'Dio sconosciuto'.
Il Cortile dei Gentili intende così proporsi come laboratorio di un dialogo di pari dignità tra atei e credenti  che purifichi gli atteggiamenti profondi di entrambi nei confronti di Dio e della fede. Ci sostiene in questa impresa la nobile figura di Francesco, il Poverello di Assisi, amato dai credenti di ogni confessione e dai 'non credenti', che ci indica sempre di nuovo le vie di questo dialogo attorno alla fede: il grido dei poveri e della Creazione, il grido della pace e della non-violenza, la sfida del dialogo interreligioso e interculturale, una nuova centralità della contemplazione attiva, il grido della bellezza contro la bruttezza e la bruttura".
Una sublime versione 2.0 dell'invenzione martiniana che, una volta innescata, porta il cattolicesimo all'autodissoluzione. Fino a ridurre pastori, intellettuali e semplici fedeli a mendicare in casa d'altri una fugace visione di una verità provvisoria, come un'improbabile vista mare dalla camera d'angolo della pensione Mariuccia.
Ogni casa a cui si bussa è un approdo che durerà lo spazio necessario per incontrare un interlocutore e un pensiero più forte e prepotente del precedente. Ma ormai, se non si pone riparo, manca poco al termine del viaggio, poiché l'interlocutore attuale è il negatore della verità. Non a caso, il titolo della rassegna è un inquietante "Dio, questo sconosciuto", così compiacente nei confronti dell'ateo da mostrare impudicamente tutto il timore e il tremore che il cattolico venuto su a pane, dialogo e Cattedra dei non credenti prova davanti al mondo. Tant'è vero che il clou dei clou dell'evento è l'incontro officiato da Giorgio Napolitano e dal cardinale Ravasi a cui farà da cerimoniere il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli.
Non a caso si dice "officiato", perché questi sono veri e propri riti attraverso i quali si celebra e si diffonde la nuova religione del dialogo. Cerimonie che replicano fin nelle pieghe più intime quelle che vanno di moda nel mondo, red carpet compreso. Naturalmente, la celebrazione dell'inchino davanti al mondo ha la sua massima solennità se viene officiata al cospetto del pontifex maximus della laicità, che in Italia è il presidente della Repubblica in quanto Garante-della-Costituzione. Nel caso presente, riesce difficile immaginare un suo sostanzioso contributo al tentativo, sempre che questo sia lo scopo della kermesse, di rendere Dio un po' meno sconosciuto. A meno che non ci vada a ripensare pubblicamente quanto Napolitano ha fatto nel caso di Eluana Englaro: ma c'è da credere che questo il coofficiante Ravasi e il cerimoniere de Bortoli non glielo chiederanno.
Ancora una volta, abusando di Assisi e di San Francesco, grazie a un'iniziativa cattolica verranno celebrati i fasti della laicità. Laicità "sana", sia ben chiaro, perché quella malata magari mette qualche brivido persino ai teologi del dubbio, in quanto esige di scegliere subito e una volta per sempre, mentre loro preferiscono rimandare e dialogare all'infinito.
È persino tenera l'ingenuità dei cultori del dubbio, i quali fingono di non capire che, sana o malata, la laicità è sempre laicità e il suo scopo è quello portare il cattolico a praticare un'altra religione. È grazie alla "sana laicità", la cui espressione massima si trova nel culto della legalità, che oggi i cattolici considerano peccato ciò che offende il mondo invece di ciò che offende Dio, transigono su qualsiasi eresia ma guai a passare col rosso a non chiedere lo scontrino del caffè. Poveri fedeli e poverissimi pastori che, a forza di dialogare e mettere tra parentesi la propria fede, hanno finito per camminare capovolti. Fino all'assurdo di sacerdoti intimamente scandalizzati davanti ai mafiosi che dicono di credere in Dio invece che davanti a quelle personcine perbene che praticano l'aborto, aspirano all'eutanasia e di Dio non vogliono neppur sentire parlare. Sacerdoti che gridano pubblicamente allo scandalo davanti all'atto di fede di un peccatore invece che davanti alla negazione di Dio di un benpensante. E poi rimproverano la Chiesa di aver smarrito la strada autentica del Vangelo.
L'evento di Assisi pare proprio la celebrazione di questo cristianesimo derubricato ad happening culturale, dove tutto si equivale a tutto, ma il Vangelo cede il passo alla Costituzione. Basta che si faccia cultura e si parli, si parli, si parli tanto fino a mescolare le parole e produrre l'illusione di diventare tutti più colti, di saperne di più su Dio ma senza provarne, in fondo, troppo interesse. Ben diversa è la via tracciata in quell'aureo vademecum che è L'imitazione di Cristo, un testo che non verrà certo distribuito il 5 e 6 ottobre ad Assisi: "Coloro che sanno desiderano apparire ed essere chiamati sapienti. Ma vi sono molte cose, la cui conoscenza giova ben poco, o non giova affatto, all'anima. Ed è tutt'altro che sapiente colui che attende a cose diverse da quelle che servono alla sua salvezza. I molti discorsi non appagano l'anima; invece una vita buona rinfresca la mente e una coscienza pura dà grande fiducia in Dio. (...)
Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu possegga, ma piuttosto abbi timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere molte cose; anche se hai buona intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non sai. Non voler apparire profondo (Rm 11,20;12,16); manifesta piuttosto la tua ignoranza. Perché vuoi porti avanti ad altri, mentre se ne trovano molti più dotti di te, e più esperti nei testi sacri? Se vuoi imparare e conoscere qualcosa, in modo spiritualmente utile, cerca di essere ignorato e di essere considerato un nulla. E' questo l'insegnamento più profondo e più utile, conoscersi veramente e disprezzarsi. Non tenere se stessi in alcun conto e avere sempre buona e alta considerazione degli altri; in questo sta grande sapienza e perfezione".
Si obietterà che il Cortile dei Gentili "l'ha voluto il Papa". Nell'home page dell'apposito sito, viene spiegato fin dalle prime righe: "Il Cortile dei Gentili è un suggerimento di Papa Benedetto XVI poi sviluppato dal Cardinale Ravasi, con lo scopo di creare uno spazio neutrale d'incontro tra credenti e non credenti".
Ma il punto è proprio questo: circa le ragioni ultime del credere, lo spazio neutrale non esiste. A meno che non si pensi che qualunque opinione su Dio sia equivalente alle altre. Ma questo, in fondo, non lo pensa neanche un ateo.
Fonte: Corrispondenza Romana

ATTENZIONE RICERCATO: CHRISTIAN LAMBERT UN FALSO VESCOVO ROMANO UN TRUFFATORE


ATTENZIONE RICERCATO: CHRISTIAN LAMBERT UN FALSO VESCOVO ROMANO UN TRUFFATORE

                      CHRISTIAN LAMBERT

                                   WANTED
Carissimi amici lettori, io l'ho conosciuto questo soggetto, è un affabulatore, un ammaliatore, sembra che riesca a truffare decine di persone. E' stato anche arrestato dalla Polizia Spagnola delle Asturie, poi sfuggito. Chi ne avesse notizie è pregato di chiamare la polizia spagnola o quella polacca.
Ma ora dedichiamogli qualche istante, il Vescovo di Oviedo aveva ragione è un imbroglione, Lambert carpisce la buona fede dei fedeli e poi li truffa. Che gran uomo di Dio il Vescovo di Oviedo e quanto aveva visto bene, diamogli una mano a fargli sapere dove si trova questo truffatore.
Ora vi racconto una storiella: c'era una volta Lambert vescovo a cui gli vengono affidati 35.000 euro per essere donati all'italia, 5.000 euro alla nascente ex Leone XIII Italia indipendente e 30.000 euro per delle suore che non avevano neanche occhi per piangere. il Lambert fa la donazione dei 5.000 euro alla nascente ex Leone XIII Italia oggi Opera San Michele Arcangelo, ma i 30.000 euro sono spariti... ok direte la solita storia spariscono dei soldi truffatori tutti i giorni... ma attenzione alla sorpresa... ecco che  essendo lui persona non gradita alla Santa Sede per dubbia moralità, ecco che fa? ora richiede all'Opera di San Michele Arcangelo i 5.000 euro... una pazzia? non credo il problema che questi personaggi sono liberi di fare ancora danni su danni.


RAGAZZINE COSTRETTE CON LA FORZA A SPOSARSI... NON STIAMO PARLANDO DELL'ARABIA SAUDITA, MA DELL'ITALIA
Ecco i frutti dell'immigrazione sregolata nel nostro Paese: molte cedono alle violenze, altre si suicidano, altre si ribellano ai genitori, ma devono vivere nel nascondimento cambiando città
di Lorenzo Galliani
«Mio padre ci ha detto: andate dove volete, anche dall'altra parte del mondo. Io vi trovo. Sarebbe capace di uccidermi? Credo di sì». Nel racconto di una giovane pakistana, nel rapporto "Per forza, non per amore" dell'associazione "Trama di Terre", c'è il dramma vissuto dalle vittime dei matrimoni forzati.
Molte cedono a pressioni e violenze, sottomettendosi a un marito non voluto e a un futuro di infelicità; altre si ribellano ai genitori, fuggendo da tutto e da tutti: anche dagli affetti, perché rimanere nella stessa città può essere pericoloso, quando per amore della libertà si è diventati, agli occhi del padre-padrone, un ramo secco da tagliare.
I 'mai più' gridati da una comunità scossa dall'uccisione di Hina, sei anni fa, non sono bastati: nel 2010, in Italia, si sono contati 8 omicidi per il rifiuto alle nozze combinate. Altre donne e ragazze, stremate dalla continua pressione, arrivano a togliersi la vita. «Ho incontrato minorenni disperate convinte che l'unica alternativa al matrimonio non voluto fosse il suicidio – racconta l'avvocato Barbara Spinelli, che collabora con Trama di Terre. – Aggrappandosi all'aiuto dei loro insegnanti, sono riuscite ad attivare un percorso di assistenza, fuggendo dai padri. Per poche che ce la fanno, però, ce ne sono tante che entrano in un incubo che durerà tutta la loro vita. Spesso sono portate nel loro paese con l'inganno, con la scusa di una vacanza, e si ritrovano dopo pochi giorni a essere mogli di uomini che non avevano mai visto. Più vecchi di 20 o 30 anni, o appartenenti alla stessa famiglia, con rischi di malattie».
Ma quante sono le 'Hina' che soffrono oggi? La Svizzera ha stimato 17mila matrimoni forzati all'anno nel suo territorio; mentre le autorità italiane, spiega l'avvocato Spinelli, «alla 49esima sessione del Cedaw (Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne) delle Nazioni Unite, hanno affermato che 'i dati sui matrimoni precoci e sui matrimoni forzati non vengono raccolti perché si tratta di una pratica rara in Italia, come negli altri paesi europei'». Così, l'unico censimento resta quello di Trama di Terre, che nel 2011 contò 33 casi di matrimoni forzati nella sola Emilia-Romagna, di cui 10 in famiglie marocchine e 7 pakistane.
Ma le violenze subìte e la paura di non essere protetti, oltre all'eventuale presenza dei figli, frenano il desiderio di cambiare vita. Per questo il sommerso è altissimo: portarlo a galla si può, ma servirebbero ben altre indagini; sulle famiglie immigrate che vivono la frattura tra due generazioni (i genitori attaccati alle tradizioni, i figli che hanno scoperto in Italia il valore della libertà di scelta), e sui ricongiungimenti familiari: «Almeno il 30% di quelli che riguardano alcuni paesi è frutto di matrimoni forzati – va avanti l'avvocato Spinelli – e il problema è che spesso viene etichettato tutto come una 'questione culturale', quando invece si è in presenza di una violazione dei diritti umani ». Serve una maggiore sensibilità: quella richiesta dalla 'Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne', che prevede – per i 17 paesi firmatari – l'introduzione del reato di matrimonio forzato (già presente in alcuni Stati) e l'adozione di misure legislative per consentire l'annullamento delle nozze senza che i costi siano a carico della vittima. Rashida Manjoo, relatrice speciale dell'Onu per la 'Violenza contro le donne', è stata chiara: «L'attuale situazione politica ed economica dell'Italia non può essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione e risorse dedicate alla lotta contro tutte le manifestazioni della violenza su donne e bambini in questo paese». Considerare il dramma dei matrimoni forzati come una questione che riguarda solo le comunità immigrate rischia di essere il primo passo verso il fallimento del processo di integrazione.

L'ISLAM CONSIDERA LA DONNA INFERIORE ALL'UOMO: ECCO LE CONSEGUENZE PER CHI SPOSA UN MUSULMANO


L'ISLAM CONSIDERA LA DONNA INFERIORE ALL'UOMO: ECCO LE CONSEGUENZE PER CHI SPOSA UN MUSULMANO
Una ragazza che si innamora di un islamico dovrebbe tenere a mente le 7 differenze giuridiche che priveranno della libertà lei e i suoi figli (anche se abitano in Occidente)

di Gianfranco Trabuio

Un approccio corretto alla conoscenza della antropologia culturale di popolazioni diverse da quelle occidentali, deve necessariamente fare riferimento alla religione di quelle popolazioni.
La dimensione religiosa è certamente quella più importante e più pervasiva presso tutti i popoli, per l'Islam addirittura è la religione che regolamenta anche la vita civile, il diritto civile e penale, la politica. [...]
La concezione occidentale dei diritti universali dell'uomo, come deliberati dall'ONU, non trova riscontro nelle legislazioni dei paesi musulmani. Tanto meno dopo le recenti rivoluzioni popolari che hanno portato al potere i partiti di ispirazione fondamentalista, rigidamente ancorati alla legislazione di derivazione coranica. [...]
E' opportuno illustrare, anche se brevemente, cosa si trova nei testi sacri dell'Islam, per esempio negli Hadith (sentenze) del profeta.
La considerazione di Muhammad per le donne: dagli hadith (editti) del profeta: [...]
Sahih Al Bukhari, Hadith 3826, narrato da Abu Said Al Khudri
Il Profeta disse: "Non è vero che la testimonianza di una donna equivalga alla metà di quella di un uomo?". La donna rispose: "Sì". Lui disse: "Il perché sta nella scarsezza di cervello della donna". [...]

L'AFFERMAZIONE SULLA INFERIORITÀ DELLA DONNA RISPETTO ALL'UOMO, HA CONSEGUENZE IMPORTANTI PER LA VITA DI TUTTI I GIORNI
Non ci si riferisce qui alle disuguaglianze che possono esistere a livello sociologico tra uomo e donna, queste sono purtroppo diffuse in tutte le società, nel mondo musulmano come in altre culture o civiltà. È necessario parlare della disuguaglianza giuridica, che ha delle conseguenze durature perché è normativa, spesso impedendo o comunque ritardando qualunque adeguamento alla mentalità dei musulmani e delle musulmane di oggi. [...]

1. LA DONNA HA SOLO IL RUOLO DI OGGETTO DI PIACERE E DI RIPRODUZIONE
C'è anzitutto una disparità nella possibilità di contrarre il matrimonio. All'uomo viene riconosciuta la possibilità di avere contemporaneamente fino a quattro mogli (poligamia), mentre alla donna viene negata la facoltà di sposare più di un uomo (poliandria). La poligamia legalmente sancita significa una differenza radicale tra uomo e donna. All'uomo dà la sensazione che la donna è fatta per il suo piacere e, al limite, che è una sua proprietà che può "arare" come vuole, come afferma letteralmente il Corano (sura della Vacca II, 223).
Se ha la possibilità materiale, ne "acquista" un'altra. La donna si trova in una condizione di sottomissione nel ruolo di oggetto di piacere e di riproduzione; questo ruolo è confermato dal fatto che non viene mai chiamata con il suo nome, ma sempre in relazione a un uomo: figlia di…, moglie di…,

2. I FIGLI NATI DA UN MUSULMANO SONO AUTOMATICAMENTE MUSULMANI (LA RELIGIONE DELLA MOGLIE NON CONTA)
La donna musulmana non può sposare un uomo di un'altra fede, a meno che questi non si converta prima all'Islam. Il divieto è dovuto al fatto che, nelle società patriarcali orientali, i figli adottano sempre la religione del padre. Ma è anche giustificato dal fatto che il padre è il garante dell'educazione religiosa dei figli, e quindi solo se è musulmano può assicurare la loro crescita secondo i principi islamici. Ricordo a questo proposito che i figli nati da un musulmano sono considerati a tutti gli effetti musulmani, anche se battezzati. Perciò ogni matrimonio misto (tra un musulmano e una cristiana o un'ebrea, gli unici due casi contemplati nella sharia) accresce numericamente la comunità musulmana e riduce la comunità non musulmana. Non mi soffermo in questa sede per approfondire questo argomento così tragico per le conseguenze delle mogli cristiane sposate a un musulmano. I fatti di cronaca sono lì a dimostrare quanta leggerezza, e ignoranza, ci sia da parte delle nostre donne e da parte della Chiesa cattolica nel contrarre e nel concedere la dispensa per questi matrimoni misti.

3. L'UOMO PUO' RIPUDIARE LA MOGLIE QUANDO E COME VUOLE (LA DONNA NON PUO')
Il marito ha la facoltà di ripudiare la moglie ripetendo tre volte la frase «sei ripudiata» in presenza di due testimoni musulmani maschi, adulti e sani di mente, anche senza ricorrere a un tribunale. La cosa più assurda è che se il marito dovesse in seguito pentirsi della sua decisione e intendesse "recuperare" nuovamente sua moglie, quest'ultima dovrebbe prima sposarsi con un altro uomo che dovrà a sua volta ripudiarla. La donna passa in tal caso di mano in mano per rispettare formalmente la Legge. La moglie invece non può ripudiare il marito. Potrebbe chiedere il divorzio, che però diviene per lei motivo di riprovazione e la mette in una condizione sociologica molto fragile. Il ripudio è comunque vissuto come un'umiliazione per la donna e si presume sempre che lei abbia qualche problema a livello fisico o morale.
Infine, la facilità con la quale il marito può ripudiare la moglie senza dover giustificare la decisione, la rende totalmente dipendente dal suo stato d'animo, con il costante timore di essere allontanata. È come una spada di Damocle che pende sulla sua testa: se non si comporta secondo il desiderio del marito potrebbe essere ripudiata, e allora dovrà cercarne un altro che accetti di prenderla con sé.

4. DIVORZIO FACILE SENZA TRIBUNALE
In quarto luogo c'è da considerare la facilità con cui si ottiene il divorzio, che avviene quasi sempre su richiesta dell'uomo. Tradizionalmente, non c'è neppure bisogno di andare in tribunale. È vero che un hadith di Muhammad, il Profeta, dice che «il divorzio è la più odiosa delle cose lecite», ma comunque è permesso.

5. I FIGLI SONO CONSIDERATI DI PROPRIETA' DEL PADRE (ANCHE IN CASO DI DIVORZIO)
L'affidamento della prole, in seguito al divorzio, è un altro esempio di disuguaglianza. I figli "appartengono" al padre, che decide della loro educazione, anche se sono provvisoriamente affidati alla madre fino all' età di sette anni. Solo il padre ha la potestà genitoriale.

6. ANCHE NELL'EREDITA' LA DONNA E' CONSIDERATA INFERIORE
C'è poi la questione dell'eredità. Alla femmina ne spetta la metà del maschio, un provvedimento che trova fondamento nella situazione socio-economica in cui la famiglia viveva anticamente: dato che, secondo il Corano, è l'uomo che ha l'obbligo di mantenere la donna e l'intera famiglia, era logico che dovesse disporre di un piccolo fondo a cui attingere. Anche in questo caso una disuguaglianza fissata dalla legge divina aumenta la dipendenza della donna dall'uomo.

7. LA TESTIMONIANZA DI UN UOMO VALE COME QUELLA DI DUE DONNE
Una settima differenza a livello giuridico è che la testimonianza del maschio vale come quella di due femmine. Questo si basa su un hadith di Muhammad, molto diffuso negli ambienti musulmani nonostante la sua autenticità sia piuttosto discussa, in cui si afferma che «la donna è imperfetta nella fede e nell'intelligenza».
Quando si chiede ai fuqaha, agli esperti della legge, di spiegare il motivo rispondono che la donna è imperfetta quanto alla fede perché, in certe situazioni, ad esempio durante le mestruazioni, la sua preghiera e il suo digiuno non sono validi e la sua pratica religiosa è dunque imperfetta.
Riguardo la seconda parte dell'affermazione – l'"imperfezione" nell'intelligenza- forse un tempo questo poteva essere spiegato sociologicamente tenendo presente che le donne studiavano meno, che erano meno coinvolte nella vita sociale e dedite soltanto ai lavori domestici, ma da tempo tutto ciò non vale più. Eppure nella maggioranza dei tribunali dei Paesi islamici vige ancora questo principio nonostante le proteste delle associazioni femministe.
In alcuni Paesi i fondamentalisti chiedono anche che alle donne sia vietato di fare da testimoni nei processi in cui sono previste le pene coraniche.

Nota: il Corano prevede esplicitamente che le mogli non ubbidienti vadano picchiate. Si potrebbe obiettare che ci sono anche cristiani che picchiano la moglie, ma il paragone non regge. Infatti il Nuovo Testamento prevede che non si possa mai picchiare la moglie. La lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini (Ef 5,25.28) nei rapporti tra moglie e marito afferma: "E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. (...) Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso". Dunque il cristiano che picchia la moglie è un cattivo cristiano, mentre un musulmano che picchia la moglie è un buon musulmano. Anzi il musulmano che non picchiasse la moglie ribelle sarebbe un cattivo musulmano che non applica il Corano.
Consigliamo la lettura di un articolo pubblicato in BastaBugie n.170 del 10 dicembre 2010:
IL CORANO PERMETTE AL MARITO DI PICCHIARE LA MOGLIE - Allah ha onorato le donne istituendo la punizione delle bastonate, che però vanno date secondo regole precise: senza lasciar segni visibili e solo per una buona causa (ad esempio se lei si nega a letto)

sabato 27 ottobre 2012

PADRE NORBERT TRAUB: ORDINA AI FEDELI SE VEDERE O MENO SACERDOTI ITALIANI COME HITLER ORDINAVA I MASSACRI


PADRE NORBERT TRAUB: ORDINA AI FEDELI SE VEDERE O MENO SACERDOTI ITALIANI COME HITLER ORDINAVA I MASSACRI

UNA CHIESA CHE NON VOGLIAMO

Senza Vergogna, senza nessuna remora. Padre Norbert Traub da alcuni mesi sta ordinando a dei fedeli tedeschi di non andare più al "Santuario di Fontanelle" sparando fango su alcuni sacerdoti italiani, screditandoli ed inventando menzogne.
ma parliamo di Padre Norbert Traub, tedesco della diocesi di Essen. siamo andati un pò ad indagare e che cosa scopriamo? lui si definisce un  sacerdote dello staff del Cardinal Segretario di Stato Bertone, ma ad una semplice richiesta se fosse vero fanti del vaticano fanno sapere che prima cosa padre Traub non è mai stato nello staff di Bertone, ma anche in nessun altro organo decisionale vaticano, anzi quando venne inviato a Roma per studi fu subito allontanato dal Centro Studi perchè Gay, Gay dichiarato visto che sono in molti a confermarlo. Gli ambienti omosessuali  non si risparmiano nei particolari, cosa che io invece farò. Il disgusto è molto, ma mi son posto una domanda scrivere ed informare è cosa giusta?... si è la risposta che mi hanno detto molti Prelati. Se la chiesa collassa è per questi squallidi individui che devono essere messi in un angolo.
Nulla di doloroso se fosse un semplice Gay dichiarato, ma  dico io come fa lui il padre Traub a parlar male di sacerdoti italiani, di vietare a fedeli tedeschi di venire in Italia quando lui dovrebbe essere rispettoso delle leggi della Chiesa? Un prete non dovrebbe dire bugie, non dovrebbe inventare storie su dei veri sacerdoti che fanno solo il loro lavoro, mentre altri diciamo che si dilettano in bar gay di Roma. E non solo poi fu inviato a St. Moritz ed anche li "BOOOMMM" il lupo perde il pelo ma non il vizio, lo confermano persone influenti del paese che hanno detto dello spirito "fortemente Libertino" di Norbert Traub... e viene immediatamente rinviato a Essen dove il vecchio vescovo lo inserisce come Segretario, ma poi cambio di vertice di Vescovo ed ecco arrivare quel Santo Uomo di Franz-Josef Overbeck, che lo sostituisce immediatamente, troppe le chiacchiere anche per essere una cittadina del Nord Europa, troppe voci insistenti.

Ora mi domando e dico il vescovo Overbeck conosce cosa sta combinando padre Traub? penso di no, Vorremmo far conoscere al vescovo che abbiamo scritto alla Santa Sede delle offese di Traub a sacerdoti Italiani, che il tempo del Nazismo e della umiliazione è terminato. Esiste l'Europa e tutti i cittadini sono uguali e possono viaggiare liberamente e liberamente frequentare il culto o la Chiesa che più gli aggrada, non si fanno ricatti, "perchè la prima obbedienza per noi cattolici è a Cristo ed al Suo Vicario il Santo Padre, non una obbedienza perchè vescovo o cardinale ma perchè ci deve essere la fratellanza, senza fratellanza non c'è obbedienza c'è solo un brutale padrone" (ndr Cardinal Tonini).