mercoledì 12 dicembre 2012

GLI HARE KRISHNA E GLI ALTRI GRUPPI GAUDJIA


GLI HARE KRISHNA E GLI ALTRI GRUPPI GAUDJIA

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ISKCON (Hare Krishna)
– Confederazione Nazionale delle Associazioni per la Coscienza di Krishna
(sede legale nazionale dell’ente morale)
Via S. Maria del Pianto, 15-17
00186 Roma
Tel.:             06-68891540      
E-mail: roma@govinda.it
URL: www.harekrsna.it
– Villaggio Hare Krishna
24040 Chignolo d’Isola (Bergamo) 
Tel.:             035-4940705      
E-mail: villaggio.hare.krsna@harekrsna.it
URL: www.harekrsna.it
– Villa Vrindavana
Via Scopeti, 108
50026 San Casciano in Val di Pesa (Firenze)
Tel. e fax: 055-820054
E-mail: info@villavrindavana.org
URL: www.villavrindavana.org 
– Prabhupada Desh
Via Roma, 9
36020 Albettone (Vicenza)
Tel.:             0444-790573      ;             0444-790566      
Fax: 0444-790581
E-mail: prabhupadadesh@pamho.net
URL: www.prabhupadadesh.com

Krishna Mahaprabhu Chaitanya (1486-1533), cui si è fatto cenno nell’introduzione generale all’induismo, promuove agli inizi del XVI secolo un importante movimento devozionale in Bengala incentrato sulla devozione a Krishna, il quale diverrà poi noto comegaudiya-vaisnava-sampradaya. I fedeli di Chaitanya si stabiliscono dapprima a Vrindavana (Uttar Pradesh) e poi in Bengala, e la loro tradizione continua pressoché ininterrotta fino ai giorni nostri.
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, nel quadro di una generale riscoperta delle tradizioni devozionali induiste, il culto di Krishna (e di Chaitanya, considerato egli stesso un avatar), è rivitalizzato da Thakura Bhaktivinoda (1838-1914) e da suo figlio Bhaktisiddhanta Sarasvati (1874-1937), fondatore quest’ultimo della Gaudiya Math. Con Bhaktisiddhanta Sarasvati entra in contatto nel 1920 Abhay Charan De (1896-1977) – in seguito iniziato al samnyasa (ordine di rinuncia) con il nome di Bhaktivedanta Svami, e generalmente più conosciuto con il titolo di Srila Prabhupada (“colui ai cui piedi siedono i maestri”) –, un giovane dirigente industriale di Calcutta che ha ricevuto un’educazione occidentale, ma il cui padre è un devoto di Krishna. Nel 1932 un secondo incontro convince Abhay Charan De a entrare nel Gaudiya Math. Nel 1936, poco prima di morire, Bhaktisiddhanta Sarasvati raccomanda al discepolo di dedicarsi alla predicazione in Occidente.
Fra il 1944 e il 1960 Abhay Charan De cerca di diffondere in India una “Lega dei Devoti”, con un successo limitato. Negli anni 1950, a seguito della chiusura degli affari e della fine del suo matrimonio, si dedica a tempo pieno al culto di Krishna come monaco nella cittadina di Vrindavana. Finalmente nel 1965 – a quasi settant’anni, e con poco denaro – Bhaktivedanta si trasferisce a New York, per diffondere negli Stati Uniti la devozione a Krishna. Nel settembre del 1965, solo e senza conoscenze, cerca dapprima di attirare l’attenzione cantando da solo, in luoghi frequentati di giovani, il nome di Krishna. Sono gli anni della controcultura e della contestazione, e un certo numero di giovani è incuriosito e affascinato dall’anziano maestro indiano. Con un piccolo gruppo di seguaci, nel 1966 fonda a New York la International Society for Krishna Consciousness (“Società Internazionale per la Coscienza di Krishna”, ISKCON), popolarmente conosciuta come movimento Hare Krishna.
Il maestro – ormai noto come Prabhupada – inizia a percorrere l’America, poi anche l’Europa e il mondo intero, con crescente successo, ma anche mettendo a repentaglio la sua salute. Muore a Vrindavana nel 1977, dopo avere avviato un centinaio di sedi in tutto il mondo, iniziato circa cinquemila discepoli e attratto migliaia di simpatizzanti e seguaci. La sua morte dà inizio – come avviene spesso dopo la scomparsa di una figura carismatica – a un periodo di scismi, spaccature e controversie che non può dirsi, a tutt’oggi, concluso. Gli undici amministratori o guru – nominati a seguito di un’interpretazione, successivamente rivelatasi errata, delle volontà di Prabhupada – che avrebbero dovuto assicurare la guida del movimento secondo le intenzioni di Prabhupada si sono divisi su tutta una serie di problematiche. Alcuni – arrecando notevoli danni al movimento – hanno causato scandali per il loro comportamento personale. Nel 1987 la Governing Body Commission è stata ricostituita come autorità centrale collegiale e si è impegnata negli ultimi anni in un difficile quanto coraggioso compito di riforma del movimento, muovendo da una franca ammissione di abusi e deviazioni passate. Questo non ha impedito a uno scismatico ISKCON Revival Movement – le cui attività sono attualmente assai limitate e circoscritte, ma che in un primo momento ha trovato una diffusione in numerosi Paesi – di mettere in discussione l’intero sistema dei guru come successori di Prabhupada; esso conta simpatizzanti anche in Italia e, nonostante le modeste dimensioni, continua a causare problemi agli Hare Krishna diffondendo in tutte le sedi – da quelle accademiche a Internet – ampia documentazione sugli scandali del “periodo dei guru”.
Il movimento Hare Krishna vanta oggi, a quasi cinquant’anni dalla fondazione, circa seicento sedi, centri e templi, un’ottantina di fattorie o comunità rurali, e più di cento ristoranti ufficiali, sparsi in quasi tutti i Paesi del mondo. Per avere un pur sommario censo mondiale dei suoi aderenti occorre distinguere fra circa diecimila devoti residenti interni alle strutture del movimento e un numero di membri laici esterni che si aggira approssimativamente attorno a seicentomila. Fra le molte attività svolte dal movimento, la distribuzione delle opere letterarie del fondatore rimane ancora oggi un’importante e privilegiato mezzo per la diffusione del loro pensiero.
La prima comparsa in Italia di esponenti del movimento Hare Krishna risale ai primi anni 1970, quando si creano le premesse strutturali per il susseguente insediamento. Il primo centro italiano è fondato a Roma nel 1973; nel 1974 lo visita il fondatore. Altri centri sorgono in diverse località d’Italia, fino a quando, negli anni 1980, la crescita nel numero dei fedeli spinge alla costituzione di una comunità più grande a San Casciano Val di Pesa (Firenze), dove nel 1980 una villa cinquecentesca è ribattezzata Villa Vrindavana. Sorgono di seguito diversi centri – e ristoranti vegetariani “Govinda” – nelle grandi città italiane (Roma, Catania, Milano), seguiti tra la fine del decennio e l’inizio degli anni 1990 da altre comunità, fra cui il Villaggio Hare Krishna a Chignolo d’Isola (Bergamo). I problemi internazionali del movimento toccano però – forse più tardi di quanto sia avvenuto in altri Paesi – anche l’Italia, con defezioni di figure di primo piano, scismi, problemi economici e chiusura di diversi centri. Nel frattempo, il 10 settembre 1998, l’associazione italiana ha ottenuto il riconoscimento, perseguito da molti anni, come ente morale, e in seguito ha predisposto la pratica per ottenere il riconoscimento quale ente religioso.
Attualmente il movimento Hare Krishna italiano consta di quattro sedi ufficiali, nelle quali risiedono circa 150-200 monaci iniziati, e che sono frequentate da una più ampia congregazione di fedeli e iniziati esterni; vi sono inoltre una ventina di centri d’incontro e un tempio viaggiante. Sarebbe peraltro sbagliato ridurre la rilevanza culturale degli Hare Krishna al dato demografico costituito dal numero di devoti. In una regione italiana anche uno o due devoti, con la loro opera capillare di diffusione della letteratura e delle idee del movimento, possono esercitare una notevole influenza culturale; così, un movimento tutto sommato piccolo come l’ISKCON ha avuto un ruolo fra i più importanti per la diffusione sia dell’induismo, sia – specificamente – della dottrina della reincarnazione nel nostro Paese.
Il profilo dottrinale e teologico del movimento Hare Krishna può essere storicamente ricondotto, come si è accennato, ai temi chiave elaborati dal fondatore della Gaudiya Math – istituzione avviata nel 1922 – Bhaktisiddhanta Sarasvati, il quale ha concepito questa organizzazione come la continuazione di una più antica corrente di spiritualità inaugurata da Krishna Chaitanya tra il XV e il XVI secolo. L’insegnamento di Bhaktivedanta Svami è comunque il principale costituente della dottrina del movimento, dalla quale possiamo qui estrarre alcuni nuclei tematici primari: la recitazione, svolta privatamente e collettivamente, dei nomi sacri di Krishna (japa, samkirtana); la liturgia quotidiana offerta nel tempio all’immagine di Krishna (murti); il servizio al maestro (guru-seva); l’impegno del fedele nell’attività di predicazione; il servizio rivolto agli altri devoti di Krishna (bhakta-seva).
L’ideale che sta alla base della vita spirituale del fedele è stato così sinteticamente riassunto da Bhaktivedanta Svami: “Ogni essere ha, per natura, una relazione col Signore, ma questa relazione individuale, ora perduta, dev’essere ristabilita, e ciò è possibile solo se si raggiunge la perfezione del servizio devozionale”. In quest’ottica le prassi religiose contemplate nella ISKCON sono intese per rimuovere l’atavica dimenticanza dell’eterna relazione col divino, conseguita al momento della caduta nel mondo della temporaneità e dell’illusione (maya). Il fedele intende quindi raggiungere due mete complementari: allontanarsi da un lato dalle spire dell’illusione materiale e dagli attaccamenti terreni, e dall’altro attrarre con la sua devozione l’attenzione di Krishna, l’unico in grado di conferire la definitiva liberazione dal ciclo delle rinascite (samsara), riconducendo a sé il devoto.
Tutta la liturgia mattutina, la preghiera, la meditazione e il servizio che si svolgono sistematicamente nei centri del movimento Hare Krishna, sono intesi per forgiare il pensiero del fedele al ricordo costante di Dio. Al fine di conseguire le suddette mete il fedele deve attenersi all’osservanza di prescrizioni assertive, così come deve astenersi da attività proibite. Proprio per questo, fin dai primi anni di vita della ISKCON, il fondatore ha richiesto ai suoi seguaci di aderire rigidamente alle seguenti regole: “no all’attività sessuale incontrollata, non cibarsi di animali, non assumere sostanze inebrianti o psico-attive, non giocare d’azzardo”. Quella promossa dal movimento Hare Krishna è quindi una dottrina ascetica, a sfondo soteriologico, ma non per questo preclusa ai laici esterni alle comuni, peraltro ai giorni nostri assai più numerosi dei residenti interni.
B.: Per un’introduzione generale cfr. Eugenio Fizzotti - Federico Squarcini, Gli Hare Krishna, Elledici, Leumann (Torino) 2000. Sulla storia dopo la morte del fondatore, i problemi recenti e gli scismi, fondamentale è Edwin F. Bryant - Maria L. Elkstrand (a cura di), The Hare Krishna Movement. The Postcharismatic Fate of a Religious Transplant, Columbia University Press, New York 2004; e Graham Dwyer - Richard J. Cole (a cura di), The Hare Krishna Movement. Forty Years of Chant and Dance, I.B. Tauris, Londra - New York 2007, opera a più mani scritta in gran parte da membri del movimento. Il quadro dottrinale è ampiamente descritto dalle estese note di commento che Bhaktivedanta Svami riporta in La Bhagavad-gïtä così com’è, trad. it., The Bhaktivedänta Book Trust, Firenze 1990. Tra le fonti primarie si vedano inoltre: Satsvarupa Dasa Goswami, Un Santo nel Ventesimo Secolo: Prabhupada, trad. it., Edizioni Bhaktivedanta, Firenze 1985; A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Sri Chaitanya: gli insegnamenti di Sri Chaitanya Mahaprabhu, trad. it., Edizioni Bhaktivedanta, Firenze 1985; Idem, Il libro di Krsna, trad. it., The Bhaktivedanta Book Trust, Bergamo 1989; Idem, La scienza della realizzazione spirituale, trad. it., The Bhaktivedanta Book Trust, Bergamo 1989. La ISKCON in Italia pubblica il bimestrale Ritorno a Krishna.

INFORMIAMOCI SULLE OBBEDIENZE MASSONICHE


OBBEDIENZE MASSONICHE

massoneriaAlcuni indirizzi (per le differenze e divergenze, si rimanda al testo):
- Grande Oriente d’Italia (Palazzo Giustiniani)
Villa Il Vascello
Via San Pancrazio, 8
00152 Roma
Tel.:             06-5899344      
E-mail: gran.segreteria@grandeoriente.itURL: www.grandeoriente.it- Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori (Palazzo Vitelleschi)
Via S. Nicola de’ Cesarini, 3
00186 Roma
Tel.:             06- 68135320      ;             06-6893249      
Fax: 06- 6879840
E-mail: gldi@granloggia.it
URL: www.granloggia.it- Gran Loggia Regolare d’Italia

Lungotevere dei Mellini, 17
00193 Roma
Tel.:             06-36001607      
Fax: 06-36001604
E-mail: glri@grandlodge-italy.org
URL: www.granloggiaregolareitalia.org

Per evitare di confondersi nell’arcipelago di nomi e di sigle che costituisce oggi la massoneria occorre anzitutto distinguere fra obbedienze e riti, due realtà che sono sovente confuse. Le obbedienze sono federazioni amministrative di logge o di gruppi nazionali di logge, che accettano la priorità di una loggia originaria o almeno accettano di sottoporsi a un certo coordinamento. I riti sono sistemi di gradi massonici, di cui prescrivono non solo le cerimonie ma anche le caratteristiche. All’interno di una stessa obbedienza possono essere praticati diversi riti, senza che questo comporti uno scisma. Per converso lo stesso rito può ritrovarsi in diverse obbedienze, anche se per i gradi superiori il rito è più di una semplice variante cerimoniale: è una via iniziatica, con caratteristiche e insegnamenti specifici che sono trasmessi nei diversi gradi. Tutto questo è chiaro in teoria: ma in pratica questioni di rito hanno spesso determinato scismi anche quanto alle obbedienze, soprattutto perché i riti hanno i loro dirigenti (distinti da quelli delle obbedienze) ed è spesso accaduto che fra i due gruppi dirigenti (che pure dovrebbero in teoria esercitare la loro giurisdizione su ambiti diversi) siano sorte rivalità e conflitti. Sul piano delle obbedienze rivali possiamo distinguere:
a. L’obbedienza della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, riconosciuta dalla maggioranza dei massoni mondiali (circa sei milioni, benché manchi una statistica ufficiale comprensiva di tutte le obbedienze e altre fonti stimino il totale tra i tre e i cinque milioni) come Gran Loggia Madre per tutto il mondo. Due principali testi – Basic Principles for Grand Lodge Recognition (“Principi per il riconoscimento da parte della Gran Loggia”), del 1929, e Aims and Relationships of the Craft (“Scopi e relazioni dell’Arte”), del 1938 (rivisto nel 1949) – fissano i criteri per il riconoscimento della “regolarità” massonica da parte della Gran Loggia Unita. Secondo questi documenti la “regolarità” deve essere triplice: di origine (è necessaria la fondazione da parte di una Gran Loggia già riconosciuta come regolare o di tre logge regolari), di territorio (una sola Gran Loggia può essere riconosciuta come regolare in ogni paese) e di dottrina (sono necessarie la credenza in Dio come Grande Architetto dell’Universo, l’uso di un “libro della legge sacra” – normalmente la Bibbia, ma è ammesso un altro libro sacro tradizionale per le logge che operano in paesi diversi dall’Occidente cristiano –, l’esclusione delle donne e il divieto di discussioni politiche nelle logge). È su questa base – che si afferma dedotta dalle Costituzioni di Anderson, anche se non mancano discussioni sulla loro interpretazione – che le massonerie maggioritarie dei più importanti paesi latini (Francia, Spagna, America Latina) hanno perso a partire dal XIX secolo il riconoscimento della loro “regolarità”, accusate di ammettere nelle loro fila atei, non utilizzare la Bibbia e occuparsi di temi politici. In questa situazione si trovava fino al 1972 anche la massoneria del Grande Oriente d’Italia, istituzione fondata nel 1805 e largamente maggioritaria nel nostro Paese – secondo dati interni aggiornati al 2012, conta 757 logge e 21.400 affiliati (erano 12.630 nel 1999 e 15.099 nel 2003), con un’età media di 53 anni –, che appunto nel 1972 era stata riammessa nella comunione con la Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Da tale comunione è stata di nuovo esclusa nel 1993, in seguito alle polemiche seguite a indagini giudiziarie sulle attività politiche e affaristiche di alcune logge, e alla crisi interna che ne è derivata. Dal 1972 chi non crede in Dio avrebbe dovuto essere escluso dalle logge del Grande Oriente d’Italia. Il Gran Maestro, Giuliano Di Bernardo, aveva tuttavia proposto una nozione di Dio come “principio regolatore” che, benché non formalmente condannata da Londra, era al limite di quanto può essere accettabile dalle massonerie “regolari” e aveva suscitato più di una obiezione. È stato tuttavia lo stesso Giuliano Di Bernardo a fondare, nella crisi massonica del 1993, una Gran Loggia Regolare d’Italia concorrente del Grande Oriente (nettamente minoritaria: circa 3.000 affiliati distribuiti in un centinaio di logge), riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra in occasione della comunicazione trimestrale dell'8 dicembre 1993: alla gran maestranza di Giuliano Di Bernardo ha fatto seguito, dal 15 dicembre 2001, la nomina del nuovo e attuale Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia, Fabio Venzi. Giuliano Di Bernardo ha in seguito lasciato la Gran Loggia Regolare d’Italia fondando nel 2002 a Roma l’Accademia Internazionale degli Illuminati, con il dichiarato proposito di andare “oltre la massoneria” ricollegandosi almeno idealmente agli Illuminati di Baviera, attivi in Europa fra il 1776 e il 1790 e oggetto poi d’innumerevoli “continuazioni” o “risvegli”, tutti però senza una vera discendenza genealogica dall’originario gruppo settecentesco.
b. Dal 1961 le massonerie liberali – tra cui  i Grandi Orienti di Francia, Belgio e Germania (ma in quest’ultimo paese è presente anche una Gran Loggia “regolare” di obbedienza inglese) e la Gran Loggia d’Italia degli Antichi, Liberi e Accettati Muratori (A.L.A.M.) - Palazzo Vitelleschi, la seconda denominazione del nostro paese (intorno ai 7.500 iniziati raccolti in circa 400 logge) dopo il Grande Oriente (detto a sua volta di Palazzo Giustiniani da una sua storica sede) – erano riunite nel CLIPSAS (Centre de Liaison et d’Information des Puissances maçonniques signataires de l’Appel de Strasbourg. “Centro di Collegamento e d’Informazione delle Potenze Massoniche firmatarie dell’Appello di Strasburgo”). Dal CLIPSAS nel 1996 si sono però separate a causa di diverse controversie lo stesso Grande Oriente di Francia e altre obbedienze per costituire l’AMIL (Associazione Massonica Intercontinentale Liberale), una realtà a sua volta turbata da dissensi. I dissensi nell’AMIL hanno spinto il Grande Oriente francese a favorire la nascita del SIMPA (Segretariato Internazionale delle Potenze Massoniche Adogmatiche), cui hanno aderito anche la citata Gran Loggia d’Italia e la maggior parte delle obbedienze europee di impronta liberale (così che l’AMIL è rimasta una realtà prevalentemente africana, mentre nel CLIPSAS sono oggi numerose le obbedienze femminili e legate ai riti “egiziani”), quindi a cercare una nuova riunificazione di tutte le massonerie liberali internazionali, che appare allo stato problematica. La Gran Loggia d’Italia è la più grande fra le numerose obbedienze concorrenti che derivano dalla scisma massonico del 1908 del pastore metodista Saverio Fera (1850-1915). Nella storia delle obbedienze che risalgono a Fera e al suo successore Raoul V. Palermi (1864-1948), dette spesso “di Piazza del Gesù”, dal nome della piazza romana dove la principale ha avuto sede per molti anni, gli scismi sono frequentissimi (basterà ricordare, per il rilievo anche culturale di alcune sue iniziative, quello promosso nel 2003 dall’ex Gran Maestro Renzo Canova, che ha dato vita al Supremo Consiglio d’Italia e San Marino del 33° ed Ultimo Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, che pubblica la rivista Acadèmia, ha a Bologna una loggia di studi e di ricerche “Sancti Quattuor Coronati”, che s’ispira all’antica e omonima iniziativa inglese, e – nonostante il nome – è una vera e propria obbedienza e non si limita alla gestione di un rito) e costituiscono un elemento decisivo per spiegare la compresenza in Italia di numerose obbedienze massoniche minori. Rispetto al Grande Oriente, vi è stata una maggiore presenza di un elemento “cristiano” e talora anche “filo-cattolico”, che tuttavia “si diluì non poco” a partire dalla seconda metà degli anni 1950 (così M. Moramarco, Piazza del Gesù [1944-1968]. Documenti rari e inediti della tradizione massonica italiana, Centro Studi Albert Schweitzer, Reggio Emilia 1992, p. 15). Le obbedienze liberali denunciano “il dogmatismo e il conservatorismo sociale della massoneria anglosassone”, ammettono gli atei e gli agnostici (per il Grande Oriente di Francia, dal 1877, data in cui è soppresso l’obbligo del riferimento al Grande Architetto dell’Universo, con conseguente separazione dalla Gran Loggia di Londra), e talora anche le donne (come fa la Gran Loggia di Palazzo Vitelleschi e dal 2010 il Grande Oriente di Francia), e non rinunciano a un’azione politica in favore “dei diritti dell’uomo e della democrazia” (così recitava l’“Appello di Strasburgo”). Benché variamente schierate quanto alle alleanze internazionali, le massonerie di lingua spagnola sono in genere su posizioni simili.
c. La letteratura della Gran Loggia Unita d’Inghilterra denomina “massoneria di frangia” (fringe masonry) l’insieme delle obbedienze i cui interessi si situano soprattutto sul versante dell’occultismo e della magia. A partire dal XIX secolo questi interessi sono scoraggiati nella massoneria “regolare” e hanno quindi preso la strada di organizzazioni “di frangia”. Alcune di queste organizzazioni non sono semplicemente “irregolari” (in quanto affermano di interessarsi solo dei gradi superiori al terzo, riconoscendo alla Gran Loggia Unita la giurisdizione universale sui primi tre gradi, di cui soltanto essa dichiara di occuparsi). Tuttavia la loro “ideologia” si allontana notevolmente dallo spirito e dalla mentalità della massoneria “regolare” per cui spesso finiscono per dotarsi anche di gradi azzurri propri, diventando così, oltre che “di frangia”, anche “irregolari”. Le obbedienze “di frangia” più diffuse adottano una simbologia ispirata all’antico Egitto e costituiscono la famiglia (divisa in numerose obbedienze rivali) delle massonerie “egiziane”, il cui antecedente storico è rappresentato dall’Alta massoneria egiziana creata da Cagliostro (1743 o 1749-1795), e che si intrecciano spesso con ordini rosacrociani, martinisti e Chiese gnostiche, non di rado avendo gli stessi dirigenti. Un caso particolare, in questo filone, è rappresentato dall'Antico e Primevo Rito Osiriaco degli Illuminati di Memphis e Mitzraïm, creato nel 1999 da Roberto Negrini, e che a partire dal quarto grado richiede la contemporanea appartenenza alla filiazione dell'O.T.O. diretta dallo stesso esoterista bolognese.
d. Certamente “irregolari” (nel senso di considerate non regolari dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra, fedele alle Costituzioni di Anderson che come abbiamo visto escludono le donne) – oltre che “di frangia” – sono le obbedienze femminili e miste nate con lo scopo precipuo di riconoscere alle donne a pieno titolo l’appartenenza massonica: la principale è l’ordine misto Le Droit Humain, fondato nel 1893 in Francia dalla femminista Maria Deraismes (1828-1894) e dal senatore Georges Martin (1844-1916). Dalle obbedienze femminili e miste vanno distinte le logge “di adozione”, semplici ausiliari della massoneria che organizzano le spose e le figlie dei massoni senza che queste ultime rivendichino in alcun modo una effettiva appartenenza all’ordine (di questo tipo è la Stella d’Oriente, che ha nel mondo circa tre milioni di adepte – e oggi anche adepti, dal momento che si presenta come un ordine misto, accogliendo pure simpatizzanti di sesso maschile della massoneria –  e che esiste anche in Italia sotto il controllo del Grande Oriente d’Italia). In Italia – oltre alla presenza del Droit Humain, che ha oggi dai duecento ai trecento membri fra uomini e donne – opera dal 1946 al 1958 una Gran Loggia Nazionale Femminile d’Italia, la cui esistenza è favorita dal gruppo massonico (maschile) detto di Palazzo Brancaccio; riassorbito questo dal Grande Oriente nel 1958, questa prima massoneria femminile cessa le attività. Pochi anni dopo, nel 1961, le donne che desiderano diventare massone a pieno titolo si vedono comunque aprire la possibilità di essere iniziate nella Gran Loggia d’Italia A.L.A.M. Alcune donne non sono però soddisfatte né dell’esperienza in questa obbedienza (accusata di riservare loro un ruolo comunque limitato, e dove peraltro a tutt’oggi si trovano la maggioranza delle donne massone italiane), né della possibilità offerta dal Grande Oriente – a partire dal 1965 – di partecipare alle attività paramassoniche della Stella d’Oriente. Così, da una prima loggia nata nel 1972 a Reggello (Firenze), sorge un movimento per una massoneria femminile indipendente che porta alla costituzione nel 1975 della Gran Loggia Femminile d’Italia, riconosciuta da quella Gran Loggia Femminile di Francia che emerge negli anni 1970 come “Gran Loggia Madre” della massoneria femminile internazionale. Dissensi interni portano nel 1979, dopo la scissione di diverse logge, alla costituzione di una separata Gran Loggia Tradizionale Femminile d’Italia, chiamata poi dal 1990 Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia (che dal 1996 opera nell’ambito di un Ordine Massonico Femminile d’Italia). Questa seconda realtà ha strappato alla Gran Loggia Femminile d’Italia l’agognato riconoscimento francese, e la rappresentanza dell’Italia nell’organismo internazionale C.L.I.M.A.F. (Comité de liaison internationale de la franc-maçonnerie féminine, “Comitato di collegamento internazionale della massoneria femminile”), costituito nel 1992 dalla Gran Loggia Femminile di Francia, dalla Gran Loggia Femminile del Belgio e dalla stessa Gran Loggia Tradizionale Femminile d’Italia, cui hanno poi via via aderito organizzazioni di altri paesi. La citata ammissione a pieno titolo delle donne, nel 2010, nel Grande Oriente di Francia non ha tolto vigore alle massonerie femminili, che mantengono la loro autonomia anche nei paesi di lingua francese.
È opportuno precisare – per non dare luogo a equivoci – che questo schema ha un semplice valore di mappa, non di giudizio: non è possibile risolvere tutti i problemi sulla base della semplice dicotomia “regolare”/“irregolare” o dei riconoscimenti internazionali (talora indubbiamente concessi tenendo conto anche di ragioni di opportunità politica); piuttosto, ogni obbedienza deve essere esaminata nelle sue caratteristiche e nella sua storia.
Le enciclopedie massoniche riportano diverse centinaia di riti diversi, che sarebbe certamente troppo lungo esaminare in questa sede. Al cuore della storia massonica si situa il rito Emulation – da Emulation Lodge of Improvement (“Loggia emulazione del miglioramento”), il nome della loggia degli Antients in cui è unificato il rito dopo la nascita della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, nel 1815 –, il più diffuso per i primi tre gradi di apprendista, compagno e maestro nelle logge inglesi. Largamente praticati – e retti da gerarchie proprie – sono i cosiddetti gradi complementari: il grado dell’Arco Reale, complementare a quello di maestro, e il grado di Mark Master, complementare a quello di compagno. Molto diffusi in ambiente anglosassone sono pure i gradi di Knights Templar (“cavalieri templari”), che rappresentano – come già si è accennato – quanto sopravvive della leggenda templare nella massoneria maggioritaria. Negli Stati Uniti è largamente diffuso il Rito di York che fonde insieme Arco Reale, massoneria del Marchio (gradi dal quarto al settimo), gradi “criptici” (ottavo e nono, più decimo in alcune giurisdizioni) e quattro ulteriori gradi “templari”. Con il Rito di York rivaleggia per diffusione il Rito Scozzese Antico e Accettato (il più diffuso in Italia) in 33 gradi (da cui l’abitudine a considerare i massoni più elevati in grado come necessariamente dotati della qualifica di “33°”, il che è vero per questo Rito ma non per altri). Nel Grande Oriente di Francia si segue un Rito francese, assai più scarno e semplificato. Nelle massonerie “egiziane” dominano il rito di Memphis (92 gradi) e quello di Misraïm (90 gradi) – creati fra il 1813 e il 1838 –, nonché varie loro combinazioni. In alcuni paesi varianti del Memphis e/o del Misraïm sono riconosciute come riti anche da obbedienze maggioritarie (così, in Italia, dal Grande Oriente).
Nella letteratura specializzata si incontra spesso il riferimento a organismi “para-massonici”, “simil-massonici” e “pseudo-massonici”. In genere gli specialisti riservano l’appellativo “para-massonico” o agli ordini e alle società che non fanno tecnicamente parte della massoneria ma che ammettono nel loro seno esclusivamente massoni, ovvero a organizzazioni “ausiliarie” giovanili o femminili. La più importante organizzazione del primo tipo è la Shrine (il cui nome completo è Ancient Arabic Order Nobles of the Mystic Shrine, “Antico Ordine Arabico dei Nobili del Santuario Mistico”), fondata nel 1871 negli Stati Uniti dal medico Walter Millard Fleming (1838-1913) e dall’attore William Jermyn Florence (1831-1891). La Shrine adotta una simbologia “islamica” e orientale (talora grandiosa: alcuni suoi “templi” sembrano grandi moschee, possiedono autentici cammelli arabi e così via), non senza un’intenzione ludica di messa in scena e di scherzo; riunisce però una élite della massoneria americana e gode di prestigio anche per le sue imponenti attività benefiche nel settore degli ospedali infantili. A metà strada fra ordini simil-massonici (in quanto composti in maggioranza da massoni) e massonerie “di frangia” troviamo le varie incarnazioni dell’Ordine degli Illuminati: oltre alla già citata Accademia Internazionale degli Illuminati, vanno citati gli Illuminati fondati nel 1901 da Leopold Engel (1858-1931) e tuttora esistenti, ancorché ridotti a minuscole dimensioni. Ma del tema si sono impadronite in modo così massiccio la leggenda e la letteratura da rendere ormai difficile far prevalere in tema di Illuminati la realtà storica, separandolo dalle sempre più numerose fantasie.
“Para-massonici”, nel secondo senso del termine, sono anche gli ordini ausiliari alla massoneria, come l’International DeMolay Order (il cui nome ancora una volta evoca la leggendaria connessione templare) per ragazzi dai dodici ai ventuno anni, e l’International Order of the Rainbow for Girls, per ragazze dagli undici ai vent’anni, entrambi presenti in Italia sotto la sorveglianza del Grande Oriente d’Italia. Possiamo chiamare “simil-massonici” i numerosi organismi e fraternità sorti, soprattutto negli Stati Uniti (ma anche altrove), a imitazione e in concorrenza con la massoneria, spesso (ma non sempre) rivolgendosi a classi sociali più basse rispetto a quelle da cui la massoneria traeva i suoi membri: gli Odd Fellows, i Knights of Pythias, l’Improved Order of Red Men, e così via. Questi ordini – oggi in marcato declino, ma in parte tuttora esistenti, e che non sono mai stati popolari in Italia – non sono massonici, e mostrano che la massoneria è la species di un genus – la “fraternità” moderna – che si esprime anche in forme diverse, le quali talora si rivolgono, in ambienti diversi, allo stesso tipo di bisogni e di aspettative sociologiche.
La letteratura massonica ama, infine, chiamare “pseudo-massonici” gli organismi che utilizzano nel loro nome la parola “massoneria” ma sono considerati al di fuori del mondo massonico dalla maggioranza degli organismi “regolari” o ufficiali. In questo ambito rientrano le iniziative messe in atto di tanto in tanto da meri avventurieri che vendono gradi “massonici” a puro fine di lucro (attività repressa negli Stati Uniti – ma non sempre altrove e certamente non in Italia – dai tribunali, che oltre Oceano riconoscono alla massoneria “regolare” un monopolio sulla parola “massoneria”) e anche da gruppi che inventano “massonerie” senza alcuna derivazione da obbedienze note per coprire semplici attività illecite o criminali (se ne sono avuti diversi esempi nell’Italia Meridionale negli ultimi anni).
Alcuni chiamano “pseudo-massoneria” anche la cosiddetta Prince Hall Freemasonry, nata fra gli afro-americani che per lunghi anni sono stati esclusi dalle logge degli Stati Uniti (e ancora oggi, in vari Stati, sono discretamente scoraggiati dall’aderire). Alcuni afro-americani costituiscono così una massoneria “nera” chiamata Prince Hall dal nome del suo mitico fondatore settecentesco; più tardi le organizzazioni massoniche e para-massoniche bianche acquisiscono il loro corrispettivo afro-americano (alla Shrine viene a corrispondere una Black Shrine, e così via). Le relazioni fra massoneria e Prince Hall Freemasonry – che fa capo a un buon numero di Gran Logge regionali indipendenti – sono però migliorate negli ultimi anni; varie logge americane hanno sviluppato relazioni cordiali, non utilizzano più l’espressione “pseudo-massoneria” e dirottano discretamente verso le logge Prince Hall gli afro-americani che si presentano per aderire alla massoneria “bianca”, che pure ufficialmente non sarebbe più segregata.

mercoledì 14 novembre 2012

IDV, UN PARTITO ALLO SBANDO


IDV, UN PARTITO ALLO SBANDO - NEL LAZIO DI PIETRO NON HA PIU’ SOLDI PER PAGARE BOLLETTE, AFFITTI E STIPENDI AI DIPENDENTI DEL PARTITO - MARUCCIO SI E’ GIOCATO TUTTO AL VIDEOPOKER A COLPI DI MILLE EURO A PUNTATA - CASSE VUOTE, PALLE PIENE (QUELLE DEI MILITANTI CHE ABBANDONANO TONINO TRA INSULTI E PROTESTE) - IN UN ANNO SVANITI DUE MILIONI E MEZZO DI EURO - POI SI LAMENTANO DELL’AVANZATA DI GRILLO-SAI BABA

Paola Zanca per il "Fatto quotidiano"
VINCENZO MARUCCIOVINCENZO MARUCCIO
Da giorni, non riusciva a capire perché il suo telefono non funzionasse più. Riceveva le chiamate, ma quando provava a farne una, sentiva uno strano messaggio. Allora, il dipendente del gruppo Idv del Lazio, ha capito: "Ci dispiace - gli spiegava il gestore - stiamo disattivando le vostre utenze perchè le ultime due bollette non sono state pagate".
VINCENZO MARUCCIOVINCENZO MARUCCIO
Ecco cosa succede negli uffici regionali del partito che fino a un mese fa sono stati amministrati da Vincenzo Maruccio. Per tutto il 2011 avevano le casse piene di "decine e anche centinaia di migliaia di euro". Adesso invece, inutile cercare, si è già raschiato il fondo. Basterebbe guardare quello che sta accadendo nelle stanze di via Vittoria Colonna per capire che, al di là della vicenda personale dell'ex segretario ed ex capogruppo, con questo arresto il partito di Antonio Di Pietro ha subìto "una mazzata enorme".
MARUCCIO DI PIETROMARUCCIO DI PIETRO
Sfrattati dalla sede (c'erano cinque mesi di affitto arretrati), senza più telefoni cellulari e con una ventina di collaboratori in attesa dello stipendio ormai da dopo l'estate. E poi ci sono i soldi già impegnati per manifesti ed affissioni, le tipografie che bussano alla porta. Racconta Carlo Costantini, commissario dell'Idv Lazio da quando Maruccio è finito sotto inchiesta, che appena è arrivato si è accorto che si viaggiava con "un tenore di vita superiore alle possibilità di un partito come il nostro". Le stanze in pieno centro, computer in quantità e soprattutto "un volume di attività politica elevatissimo".
Costantini spiega di aver cercato subito di "riportare tutti con i piedi per terra": "Tra riunioni e colloqui individuali, in questo mese, ho visto tra le 3 e le 400 persone: ho trovato un partito sano - spiega - ma troppo abituato a stare bene. La militanza che conosco io, è volontariato puro". I soldi per le attività incessanti sul territorio c'erano. "La spesa - dice Costantini - era effettivamente calibrata su un fiume di denaro che arrivava dalla Regione e che a settembre si è fermato". E appena chiusi i rubinetti, si è scoperto che non era avanzato nulla
ANTONIO DI PIETRO - ITALIA DEI VALORIANTONIO DI PIETRO - ITALIA DEI VALORI
Nonostante Maruccio fosse, scrive il gip, "l'amministratore esclusivo di una piccola fortuna da due milioni e mezzo di euro nell'arco di due anni e due mesi", l'ha dissipata giocando alle macchinette di una sala slot sulla Flaminia vecchia. Almeno mille euro a giocata, un' "attività predatoria", la chiama ancora il gip.
SCICCHITANOSCICCHITANO
Ed è difficile spiegarlo a quei militanti che in Maruccio hanno sempre visto la diretta emanazione di Antonio Di Pietro, perché quel giovane avvocato lo aveva portato lui, lui e il calabrese Sergio Scicchitano, altro "padre nobile" del partito e titolare dello studio legale dove Maruccio è cresciuto a 'nduja e faldoni. Ora il neo capogruppo alla Camera Antonio Borghesi fa sapere che se si finirà a processo, l'Idv "non potrà far altro che costituirsi parte civile, essendo la prima danneggiata dalle azioni dell'ex consigliere regionale".
Ma sarà difficile ricucire la delusione che ha colpito anche chi con Maruccio ha lavorato. Dicono che fino a ieri erano tutti convinti che il modo per dimostrare la sua estraneità l'avrebbe trovato, ora restano agghiaccianti non solo di fronte al politico che li ha traditi, ma anche all'uomo che pensavano di conoscere. "Lo consideravo brillante, competente, preparato - dice ancora Costantini -. È incredibile, me lo spiego solo come uno che non è riuscito a gestire la dimensione del successo. Ma io penso ai militanti: e a loro dico che siamo sprofondati e dobbiamo trovare la forza di rialzarci".
Di Pietro è rimasto in silenzio tutto il giorno. Il suo telefono squilla a vuoto, nemmeno una riga sul suo sito o sulla sua pagina Facebook. Qualche sostenitore si azzarda a chiedergli un commento: "Antonio, che dici?". Altri lo incalzano: "Ma che gente ha messo dentro il suo partito?". E annunciano che non lo voteranno più.